Firenze, 16 luglio 2017 - Si difendono davanti alla polizia. Dicono di essere stati aggrediti e colpiti loro per primi dal tassista. Con una testata, o un accenno di testata. Un pugno forse. Che lo scambio di colpi è avvenuto al culmine della discussione trascesa in lite – così l’hanno definita i due indagati – con il tassista alla fine della corsa notturna all’1.40, zona Beccaria provenienti da piazza del Mercato Nuovo, dove all’incirca un quarto d’ora prima erano saliti sul Volkswagen Caddy di Gino Ghirelli, 67 anni, il ‘Parigi 36’. Insomma: la loro sarebbe stata una reazione spropositata rispetto alla ‘offesa’ subita dal tassista.

Assicurano di non aver cercato di rapinare l’uomo del portafogli (come ipotizzato dalla polizia) e di essere rimasti sorpresi dalla sua aggressività. Ma perché una lite dagli esiti così drammatici per una corsa da pochi euro? Una decina secondo gli addetti ai lavori, comunque non roba da svenarsi.

L’altra notte in questura i due 20enni indagati per lesioni gravissime sono stati interrogati.

Meno di 48 ore dopo il fatto, poco più di 24 dall’intervento a Careggi subito da Ghirelli per la rimozione di un ematoma a seguito di un’emorragia cerebrale. Hanno risposto in modo convinto, ribadito la loro sorpresa davanti alla ‘reazione’ che avrebbe avuto nei loro confronti il tassista.

Sorpresa, meraviglia: i due si scambiano commenti alcune ore dopo il bruttissimo episodio. La Mobile vuole capire se e quanto questi messaggi sono ‘genuini’, per esempio analizzando fotogramma per fotogramma i filmati delle telecamere. Così come, forse, si dovrà spiegare la scelta di uno dei due, o di entrambi, di non farsi refertare ‘a caldo’. Scenario dunque che contraddirebbe quello di Ghirelli.

Di lui restano per ora le parole alla centrale radio 4390, tornato a casa in S.Niccolò, alle 2.20: «Due clienti mi hanno aggredito. Non volevano pagare, mi hanno tirato una testata». Le sue condizioni sono stazionarie, sedato per alleviare il dolore e abbassare la pressione, ossigenare le cellule cerebrali senza forzare la circolazione sanguigna.

giovanni spano