Meredith, il pm Crini: "Elementi convergenti sui due imputati". Ma Sollecito replica: "Accuse incerte e approssimative"

L'accusa: "Non regge l'alibi di Raffaele e le bugie di Amanda avevano l'intento di depistare". A Firenze l'udienza per l'omicidio della studentessa inglese. Oggi il secondo giorno della requisitoria /VIDEO /DIRETTA TWITTER - di Roberto Davide Papini

Firenze, 25 novembre 2013 - Alle 10.28 è cominciata la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Crini nel processo di appello bis per l'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa il 1° novembre 2007, con Raffaele Sollecito e Amanda Knox come imputati. Non sono bastate, però, 7 ore (sei contando la pausa per il pranzo) a Crini per svolgere tutto il suo discorso.

Crini ha, comunque, ripercorso la strada tracciata dalla Cassazione per sottolineare come "vi siano elementi convergenti che portano ai due imputati", considerando attendibili i testimoni che sono stati portati dall'accusa, "implausibili" le ricostruzioni degli imputati e delle difese. Si ricomincia, dunque, domani, martedì 26 novembre alle 9.30. Sollecito, presente in aula, ha voluto commentare brevemente la requisitoria di Crini: "Elementi incerti  e approssimativi".

 Crini ha cominciato la sua requisitoria sottolineando come la sentenza della Cassazione abbia avanzato numerosi rilievi e "una censura spalmata a largo spettro sulla sentenza di assoluzione", chiedendo alla corte d'assise d'appello di Firenze di "valutare il quadro indiziario in modo non atomizzato ma mettendo insieme i vari aspetti, non facendo l'errore della sentenza di appello di Perugia".

Crini quindi affronta il tema dell'alibi degli imputati, il loro essere o meno presenti sul luogo del delitto. Il pm ha sostenuto che il fatto che Sollecito abbia usato il suo computer nella sua abitazione, nella sera in cui la ragazza inglese veniva uccisa altrove (ovvero nell'appartamento che la vittima condivideva con altre studentesse, tra cui Amanda) non è provato. "La prima interazione umana con la macchina avviene alle 5,20 del mattino" dice Crini (quindi ore dopo l'omicidio) riprendendo la perizia svolta nel primo processo. Nel suo intervento Crini parla anche di un paio di testimonianze "quantomai combattute". La prima è quella del clochard Antonio Curatolo "che sentito e risentito ci parla della presenza dei due imputati in piazza Grimana in un orario che ha una sua compatibilità con i fatti".

 

Crini sottolinea che Curatolo è attendibile per aver già testimoniato utilmente in un altro caso di omicidio. "Curatolo è sicuro del suo ricordo e non basta dire che è un tossico per svalutarne la testimonianza - prosegue Crini -  e il fatto che confonda una data con un'altra non è fondato, perché ha fatto confusione con la sera di Halloween, ma il ricordo è preciso per il fatto che ricorda come in quella sera (tra il 1 e il 2 novembre 2007) pioveva e in effetti pioveva la sera del delitto". Crini continua ricordando che Curatolo racconta di aver percepito una discussione tra i due imputati, con Sollecito che si affacciava dalla ringhiera in direzione della casa dove è avvenuto il delitto "quindi non è un ricordo generico, ma indica una scena viva". Quindi, secondo Crini, la testimonianza di Curatolo smentisce l'alibi di Sollecito.

Il pubblico ministero, poi, passa alla testimonianza di Marco Quintavalle, il commerciante che disse di aver visto Amanda Knox davanti al suo negozio al mattino presto dopo il delitto, stanca e agitata. "Il suo racconto - dice Crini - è preciso e attendibile e il fatto che sia venuto a testimoniare mesi dopo il delitto non significa nulla". Per Crini, dunque, il racconto di Quintavalle smentisce la ricostruzione di Amanda che disse di essere stata a letto nella casa del fidanzato, Raffaele, fino alle 10 del mattino.

Sollecito, come detto, è presente in aula al palazzo di giustizia di Novoli, sorridente e con un maglioncino viola. Sempre assente, invece, Amanda Knox che è rimasta negli Stati Uniti. Nella pausa del processo, Sollecito fa una breve dichiarazione ai giornalisti: "Le prove contro di me sono incerte e approssimative, sono anni che devo combattere contro elementi che non hanno fondamento nella realtà". Per Giulia Bongiorno, uno dei suoi avvocati, "il Pm sta elegantemente cercando di fare il difensore degli errori dell'accusa. Sollecito è innocente e il quadro che emerge anche in questo processo lo conferma. Nella requisitoria ci sono molte incertezze e lacune".

Nel pomeriggio Crini riprende la sua requisitoria sottolineando come ci sia stata un'alterazione della scena del crimine: "Il fatto che si sia tentato di ripulire e di sistemare il luogo del delitto esclude che sia stato commesso da un estraneo, il quale aveva il solo interesse di fuggire al più presto, non di cancellare le sue tracce". Secondo Crini, l'orma insanguinata lasciata sul tappetino del bagno sarebbe, appunto "parte di una serie più generale di pestate nell'attività di camuffamento della scena del delitto". Crini sottolinea che si tratti di un'impronta di piede maschile e che non ha senso che sia di Rudy Guede: "Assurdo che lui abbia, dopo il delitto, lasciato impronte con le scarpe e poi di un piede nudo nel tentativo di ripulire, visto che in bagno ha lasciato le sue feci senza tirare lo sciacquone". Parlando di Guede (condannato a 16 anni per concorso in omicidio), Crini osserva  che "la pena non è stata centratissima", facendo capire di ritenerla troppo mite.

Il pubblico ministero ha proseguito il suo lungo discorso, regalando una battuta: "La traccia di piede femminile numero 36/38 è certamente di una donna, a meno che non sia dell'ex calciatore del Catanzaro Palanca, famoso per avere il piede piccolo". Crini continua: "C'è, poi, una fluorescenza nella stanza della Romanelli (una coinquilina della casa, ndr) che rimanda sia al dna della vittima che della Knox". Il pm poi parla dell'ipotesi del furto e della scalata di Guede per entrare dalla finestra "è del tutto implausibile, un tentato furto barocco, con il lancio di un pietrone e una scalata per entrare in casa di chi lo conosce bene".

Il pm Crini passa ad analizzare, poi, le dichiarazioni degli imputati, parlando di racconti poco convincenti: "La Knox racconta di aver visto, entrando nella casa del delitto, la porta aperta, delle feci nel bagno delle ragazze italiane, trova la porta di Meredith chiusa a chiave (e le amiche di Meredith dicono che è un fatto insolito), poi va nel bagno suo e di Meredith per fare la doccia e scopre delle macchie di sangue e non vede le "pestate" di sangue e nemmeno la stanza dove ci sarebbe stato il furto dove la porta era aperta. Insomma non vede le cose più eclatanti".

Più in là, continua Crini "la Knox interviene sul fatto, calunniando Patrick Lumumba, accusandolo di essere l'assassino, parlando poi di un urlo della vittima della violenza sessuale subito da Meredith, dati che non possono che derivarle dal fatto di essere stata protagonista del fatto. Segmenti di verità con cui Amanda veste la sua calunnia". Una calunnia, secondo Crini "con intenti depistatori da parte della Knox". Secondo il ragionamento di Crini (sulla linea di quanto detto dalla Cassazione) "se la Knox accusa Lumumba, pur sapendolo del tutto estraneo, è proprio perché lei era presente sul luogo del delitto e la sua presenza non può essere slegata da quella di Sollecito".

In priimo grado Knox e Sollecito erano stati condannati (rispettivamente a 26 e 25 anni), poi assolti da una sentenza di appello. La Cassazione, però, ha annullato questa seconda sentenza rinviando la vicenda a un nuovo processo di appello, quello in corso, appunto, a Firenze.

Domani, martedì 26 novembre, si torna in aula: ancora parola alla pubblica accusa. Poi toccherà alle parti civili, quindi nelle prossime udienze alle difese, secondo un calendario che dovrebbe portare alla sentenza in gennaio.