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Cadavere carbonizzato nell'ex caserma Lupi: fermati due fratelli

Il corpo del 24enne era stato trovato nell'ex caserma dei Lupi di Toscana il 5 giugno scorso: il movente dell'omicidio è la droga

Firenze trovato cadavere carbonizzato all'interno della caserma abbandonata dei Lupi di Toscana (Foto Gianluca Moggi/NEWPRESSPHOTO)
Trovato cadavere carbonizzato nell'ex casera dei Lupi di Toscana

Firenze, 27 giugno 2013 - E' la droga il movente dell'omicidio del 24enne il cui corpo è stato trovato carbonizzato all'interno dell'ex caserma 'Lupi di Toscana' a Scandicci lo scorso 5 giugno. Un debito di droga, per una fornitura di 12 kg di marijuana, oltre a questioni legate alla presunta prepotenza della vittima nei confronti di altri spacciatori: ci sarebbe questo alla base di tutto. L'albanese di 24 anni, trovato morto nell'immobile abbandonato da tempo.

E' quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile che hanno sottoposto a fermo di polizia (non arresto come reso noto inizialmente), due fratelli albanesi, di 19 e 20 anni: rispettivamente Mbaresin e Shako Malaj. Omicidio aggravato da crudeltà e distruzione di cadavere i reati contestati ai due, residenti a Incisa Valdarno ma di fatto domiciliati a Firenze.

Secondo quanto ricostruito dagli uomini della squadra mobile, il 24enne fu ucciso nel corso di una lite per motivi di droga e personali, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorso, nel corso del quale fu raggiunto da cinque fendenti all'altezza del collo, che lo raggiunsero all'arteria, all'osso, alla carotide, alla giugulare e al nervo vago.

In base a quanto ricostruito dagli investigatori, coordinata dal pm Sandro Cutrignelli, l'omicidio avvenne in auto, vicino alla stazione Leopolda di Firenze. Il cadavere sarebbe stato poi nascosto nel bagagliaio della vettura e trasportato all'ex caserma dove, dopo una settimana, gli sarebbe stato dato fuoco.

Nel tentativo di nascondere le prove i due fermati avrebbero abbandonato anche l'auto davanti alla caserma e bruciato il libretto di circolazione.

Stamani gli investigatori hanno anche posto sotto sequestro un appartamento di via Il Prato a Firenze, vicino alla stazione Leopolda: l'abitazione sarebbe stato in uso fino a pochi giorni fa ai due fratelli fermati.

Gli inquirenti sono risaliti al luogo dell'omicidio attraverso attività tecniche e alla testimonianza di un nordafricano che, nei giorni successivi al delitto, aveva trovato una scheda telefonica intestata alla vittima. Ha iniziato a usarla ed è stato così rintracciato dalla polizia. Interrogato, ha riferito di averla recuperata a terra nei pressi della stazione Leopolda.

L'attività investigativa è partita proprio dagli accertamenti che il medico legale effettuò sul corpo ritrovato: ferito a morte con almeno cinque colpi di arma da taglio al collo e poi dato alle fiamme mediante l’impiego di liquido infiammabile. Da questi primi accertamenti medico legali è stato possibile stabilire che l’episodio era avvenuto alla fine del mese di maggio. Il corpo era inoltre coperto da residui di legni utilizzati per appiccare il fuoco, mentre a diversi metri di distanza era presente un altro punto in cui gli agenti hanno trovato alcuni effetti personali della vittima, i resti di un cellulare oltre a degli asciugamani. All’esterno dell’area fu infine rinvenuta un‘autovettura in sosta di proprietà di un italiano risultato poi intestatario di numerosi altri mezzi di trasporto. All’interno del veicolo erano presenti numerose tracce di sangue sia nell’abitacolo che nel bagagliaio posteriore. Gli agenti hanno poi stabilito che circa due mesi prima il veicolo era stato controllato dalle forze dell’ordine in località Montemurlo e in quella circostanza l'uomo poi trovato morto nell'ex caserma era stato identificato. L'uomo risulta scomparso nel corso della notte tra il 27 e il 28 maggio. L'identità del cadavere è stata accertata grazie ad alcuni frammenti di impronte papillari recuperate da una delle mani bruciate.

Dato un nome alla vittima, gli inquirenti si sono concentrati fin da subito sul background giovane, interrogando sia i familiari che le persone con le quali quest’ultimo aveva avuto dei rapporti nel nostro paese. Tramite una minuziosa analisi dei tabulati telefonici dell’utenza mobile in uso allo straniero è stato possibile ricostruire i suoi ultimi movimenti e quelli dei suoi assassini. Successivi accertamenti hanno permesso di stabilire che l’omicidio era collegato all’illecita attività di spaccio di sostanze stupefacenti.

I due fermati si trovano ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato e distruzione di cadavere. Nel corso di alcune perquisizioni a Shako Malaj è stata sequestrata un’arma da fuoco semiautomatica, clandestina, detenuta illegalmente, con cinque proiettili.

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