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Babbo e figlio spazzini volontari in Arno

Nel fiume in secca che prolifera di alghe si sono messi a raccogliere bottiglie e lattine

Marco e Mattia Poli, di San Jacopino si sono dati da fare e continueranno oggi il lavoro appena iniziato

Marco e Mattia Polo ripuliscono l'Arno dai rifiuti (New press Photo)
Padre e figlio spazzini volontari dell'Arno

di MONICA PIERACCINI
Firenze, 14 agosto 2012 - In queste notti di stelle cadenti, per vedere riflesso il firmamento in Arno ci vuole tanta, ma tanta immaginazione. L’unica cosa che brilla sul fiume, una volta d’argento, sono le bottiglie di plastica o di vetro, intrappolate in mezzo alla distesa di alghe che stanno trasformando l’Arno in una specie di stagno. Le autorità competenti minimizzano.

Il presidente di Publiacqua, Erasmo D’Angelis, qualche giorno fa, ha dichiarato che è un evento insolito, legato alla siccità, che è brutto a vedersi e del quale non c’è da preoccuparsi. Gaia Checcucci, presidente dell’Autorità di bacino, ha detto chiaro e tondo che, anche se «non sono un bello spettacolo a vedersi dalle spallette del Lungarno, le alghe non sono una priorità». Ultima, in ordine di tempo, a intervenire sull’argomento, l’assessore comunale all’ambiente, Caterina Biti, che ha spiegato che la preoccupazione non sta nella fioritura di piante acquatiche, ma nell’emergenza siccità. E in effetti la pioggia ancora non si è vista e, secondo le previsioni meteo, non si vedrà ancora per molto. La raccomandazione resta quella di utilizzare solo il minimo indispensabile di acqua.
 

Nel frattempo, però, le alghe proliferano e i turisti arricciano il naso disgustati quando si affacciano dal Ponte Vecchio o dai lungarni. Ne hanno tutte le ragioni, perchè non c’è solo il manto verde a suscitare qualche perplessità. Nell’acqua galleggia di tutto: bottiglie e bottigliette, vasi e oggetti vari non identificabili, tutti rigorosamente di plastica, qualche volta di vetro. Idem sulle sponde, dove, anziché marciapiedi puliti stile lungo Senna o lungo Tamigi, si trovano ancora rifiuti di plastica, cicche, scarpe da ginnastica e perfino, vista con i nostri occhi, un’asse da muratore.
 

Certo, la colpa è anche dei turisti: ce ne sono di incivili che lanciano di tutto dalle spallette. Ma Firenze è una città che vive (anche) di questo. E allora che si fa? E’ questo il ricordo che vogliamo lasciare a chi passa dalla culla del Rinascimento? E’ quello che si è chiesto Marco Poli, un comune cittadino, residente nella zona di San Jacopino, che pochi giorni fa, affacciandosi per caso dalla spalletta mentre stava andando, per lavoro, in via Guicciardini, è rimasto inorridito da ciò che ha visto.


Però, anziché scuotere la testa e tornarsene a casa a lamentarsi seduto sul sofà e con l’aria condizionata accesa, ha voluto dare il suo piccolo contributo alla città che ama. Ha chiesto alla Canottieri un pattino in prestito e ieri, con il figlio Mattia, quattordici anni e una bocciatura in prima liceo da espiare, si è presentato alle 8,30 sotto il Ponte Vecchio, munito di un rampino e un grosso sacco di plastica nera, dove raccogliere i rifiuti galleggianti, quasi tutti riciclabili.


«Non è certo uno spettacolo adeguato a una città come Firenze», ha esordito. Dopodiché, per quattro ore, a diritto, sotto il sole cocente, lui e il figlio si sono dati da fare, per poi tornare sulla sponda dell’Arno con il loro trofeo: un sacco di tipo condominiale pieno di di rifiuti di plastica. «Io non so chi debba ripulire l’Arno da questa sporcizia – ha sottolineato – e non m’importa nemmeno trovare un colpevole. Sta al sindaco di Firenze individuare le competenze. Il punto è che io, come cittadino, voglio vedere il problema risolto. Con tutti questi uffici e project manger, si deve vedere e far vedere ai turisti un’indecenza di questo genere?».
 

«Credo si sia completamente perso il buon senso. E queste poche bottiglie di plastica che abbiamo raccolto – ha aggiunto – sono indice dell’inefficienza dei nostri amministratori». Ieri, dopo la meritata pausa pranzo, i due volontari dallo spiccato senso civico hanno proseguito il loro lavoro, che riprenderà nel pomeriggio di oggi.

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