Lunedì all'Auditorium Attilio Monti i Litfiba
Firenze, 17 febbraio 2012 - Il fascino discreto di un attore a confronto con i nostri lettori. Accadde ieri, all’auditorium de La Nazione strapieno di persone per l’incontro con Alessandro Preziosi, che sarà in scena al Teatro Verdi di Firenze fino a domenica. Non solo attore amatissimo, ma anche impegnato direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo e di una scuola di arti teatrali, la Link Academy di Roma, oltre che manager di se stesso. «C’è anche il mio alter ego, Tommaso Mattei— spiega Preziosi — che è la mia ombra o la metà di me».
Quasi un applauso per parola, da un pubblico che non ha voluto perdere l’occasione di incontrarlo a distanza ravvicinatissima. Tantissime le domande dei giovani: «Io vorrei fare l’attore — ha detto un ragazzo — come fare?». «Ho scelto uno spettacolo come Cyrano, diciamo leggero — spiega Preziosi — perchè è un modo per sopportare questo momento. Arte ha il dovere di far sognare e anche riflettere. Per questo dico basta alla strumentalizzazione che si fa della televisione». Figlio di avvocati, laureato in Giurisprudenza, poi partito per i Filodrammatici di Milano. Perchè? «Non andavo a teatro, anzi mi annoiava — risponde l’attore —. Ma dentro di me c’era un non so che, qualcosa che mi diceva che dovevo seguire una strada diversa». Un exursus dal suo debutto nel ruolo di Laerte nell’ Amleto di Calenda fino a un disco di musica sudamericana. «Se è per questo — sorride — ho anche registrato un disco in puro stile anni ’70». Sulla situazione politica: «Credo sia sbagliato buttare addosso alla gente problemi, cose astratte. Certo che non va bene — continua — basti pensare a quante tasse paghiamo e quello che abbiamo in servizi pubblici». Per la cronaca: a vent’anni partecipò pure a Beato tra le donne di Bonoli. Guarda caso, vinse.
Titti Giuliani Foti