"Perché uno studente come me, a soli cinque esami al raggiungimento del traguardo universitario, dovrebbe lasciare baracca e burattini? E perché andarsene in Olanda?" Ecco perché: leggete l'articolo
Firenze, 6 febbraio 2012 - Ne sono venuto a conoscenza quasi due anni fa. Ovviamente non dell'esistenza dell'Erasmus, ma di una ragazza che viveva questa esperienza nella mia città, Firenze. Per ogni decisione presa c'è un fattore che deve averla scaturita.
Per quanto mi riguarda, sono stati quegli occhi pieni di paesaggi vissuti. E poi voglia di indipendenza, di aria nuova, esperienze culturalmente appaganti, tutto per quanto mi riguarda è nato da quel casuale incontro.
Se l'idea di un Erasmus non mi era balenata in testa prima di allora, è dovuto al fatto che all'interno della mia facoltà, parlarne non è poi un luogo così comune. Le leggi sono circoscritte alla nostra nazione, gli ordinamenti sono roba di patria. Almeno a prima vista, è istintivo e congenito che un giurista rimanga dov'è, a contatto col territorio di cui dovrà disporre post-laurea.
Perché uno studente come me, a soli cinque esami al raggiungimento del traguardo universitario, dovrebbe lasciare baracca e burattini? E perché andarsene in Olanda? Più precisamente a Maastricht, cittadina che deve la sua gloria al famoso trattato sull'Unione Europea del 1992 - ed a poco altro?
L'Erasmus appare ai più come un ostacolo ad un rapido preporsi di quel tanto agognato dott. al proprio nome. Si desume come un modo per non dover giustificare ai propri genitori il ritornare a casa alle sei del mattino o gli stravizi notturni. Un mondo di divertimenti, sbando e bagordi. Sesso, droga e rock'n'roll.
Intendiamoci, non voglio certo intraprendere una difesa incondizionata della dignità e dell'autorevolezza di questa esperienza - io stesso farei fatica a ritenermi credibile.
A distanza di quarantottore dalla mia partenza, mi auguro che di diversivi ne possa trovare a sufficienza. Non disdegnerò certo le feste e le belle ragazze. Alle volte posticiperò la sveglia di un paio d'ore, e magari sacrificherò qualche ora di studio per un più costruttivo pub crawl.
Ma sono anche convinto di voler sfruttare a pieno l'opportunità che sta per presentarmisi davanti.
Voglio arricchirmi di ogni diversità, voglio imparare a relazionarmi con ragazzi delle più svariate nazionalità, a confrontarmi con visioni ben lontane dalle mie, a parlare fluentemente la lingua dell'universalità, a svolgere attività propedeutiche ad un eventuale lavoro in sede estera.
Viviamo in un mondo che ha perso la nozione di distanza, facendosi sempre più paese. Impensabile per un giovane laureando, non voler volgere lo sguardo verso orizzonti di nuove e stimolanti opportunità.
Se tutto ciò non dovesse accadere, almeno avrò imparato a stirarmi le camicie.
Giovanni Giorgetti