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Rapina in farmacia "C'erano persone intorno ma nessuno si è mosso"

Il racconto del farmacista che si è difeso facendo poi arrestare l'aggressore

Il rapinatore ha confessato: "Non ce la faccio più, lo stipendio non mi basta mai, ho continuo bisogno di soldi..."

Una farmacia (Reuters)
Una farmacia (Reuters)

Firenze, 1 febbraio 2012 - All'ennesima rapina subìta ha reagito. Fieramente e con tutte le sue forze. E, pur ripetutamente colpito alla testa dal malvivente col calcio di una pistola scacciacani, è riuscito a bloccarlo e a farlo arrestare dagli agenti di una volante e dai colleghi dell’antirapina. Protagonista il dottor Mario Serafino Carravetta, 46 anni, titolare della farmacia «San Marco Vecchio» di via Faentina 105/g, vicino alle Cure, poi curato all’ospedale Santa Maria Nuova per un trauma cranico ed escoriazioni (7 giorni di prognosi). Il rapinatore arrestato si chiama Lapo Marcellini, 42 anni, incensurato, pasticciere nel negozio del padre. Ha confessato: «Non ce la faccio più, lo stipendio non mi basta mai, ho continuo bisogno di soldi...». Problemi di dipendenza. Nell’informativa pronta per essere inviata in procura la squadra Mobile gli contesta già almeno altre quattro rapina, tutte nel ‘gennaio nero’: una in viale Mazzini, due colpi a Bellariva, la penultima, lunedì sera, in via Toselli. 

 

Il colpo che ha ‘fregato’ Marcellini intorno alle venti circa di martedì, ora di chiusura, mentre su Firenze cominciavano a scendere i primi fiocchi di neve. Il rapinatore, sciarpa alzata fino al naso, cappellino, punta una pistola contro Carravetta. Lo obbliga ad aprire la cassa, afferra una manciata di banconote, pari a 75 euro. Il medico approfitta di un attimo in cui l’arma non è puntata contro di lui e sferra una gomitata allo stomaco del bandito. I due si accapigliano in un corpo a corpo selvaggio, per non meno di dieci minuti, con il dottore che non molla la presa, pur se centrato diverse volte alla testa. Poi il bandito si divincola, è più alto e robuso del medico, esce dalla farmacia. Ma Carravetta gli è subito dietro, lo assale alle spalle: «Lo colpivo alla testa, ma lui niente. Allora l’ho sgambettato e gli ho piegato un braccio dietro la schiena. Chiedevo aiuto, c’erano persone intorno, ma nessuno si è mosso. E anzi un autista dell’Ataf ha lampeggiato per farci segno di spostarci dalla strada. Eppure anche a lui chiedevo aiuto, per fortuna in pochi attimi è arrivata la polizia».

giovanni spano

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