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Un giusto di cognome Attanasio

Firenze, la Toscana e ‘La giornata della memoria’

 

 

Firenze, 30 gennaio 2012 - Dopo l’8 settembre ‘43, annunciato l’armistizio, l’Italia si spacca in due e nasce a nord, comprendendo anche Firenze, la Repubblica sociale italiana.

Sabato 11 settembre 1943 i tedeschi completano l’occupazione di Firenze. Poco più di un mese dopo, il 16 ottobre 1943, 1022 ebrei vengono catturati a Roma e deportati ad Auschwitz. 639 di loro (l’89 per cento del totale complessivo dei deportati del convoglio) vengono eliminati immediatamente nelle camere a gas. Due giorni dopo la notizia raggiunge Firenze, dove nel frattempo arriva il commando della morte guidato da Dannecker che aveva compiuto la razzia a Roma.

Nel suo ‘Gli ebrei fiorentini dall’emancipazione alla Shoà’ (Giuntina), Massimo Longo Adorno ricostruisce passaggi da conservare nella memoria e da approfondire.

A Firenze, infatti, gli uomini di Dannecker, a differenza di quanto avvenuto a Roma, possono contare per la caccia all’ebreo sul sostegno attivo dei fascisti, in particolare su quello dei componenti la sanguinaria banda del maggiore Mario Carità, forte di circa 200 uomini.

Il 9 novembre circa 300 ebrei arrestati a Firenze il 6 novembre, vengono caricati alle stazioni della città e di Bologna sui treni diretti verso Auschwitz. Vi arrivano il 14 novembre.

Solo 107 superano la selezione per l’immissione nel campo: gli altri vengono immediatamente gassati. La razzia viene salutata con entusiasmo dalla stampa fascista che inneggia alla caccia all’ebreo. Sono cose che andrebbero ricordate quando con colpevole leggerezza si guarda con indulgenza a Mussolini e al fascismo.

L’assemblea del Partito fascista repubblicano, riunita a Verona, vota ed approva la ‘Carta di Verona’, manifesto ideologico programmatico della Repubblica sociale italiana, che si compone di 18 punti. Al punto 7, recita: “Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica”. Gli ebrei possono essere ora perseguitati “de jure”.

A Firenze su impulso del cardinale Dalla Costa e del rabbino Nathan Cassuto si forma un comitato di soccorso ebraico-cristiano che viene infiltrato dai nazisti con Felice Ischio (col nome di Marco), ausiliario delle SS italiane, che ha il compito di scardinare dall’interno le organizzazioni di soccorso ebraiche nell’Italia centro-settentrionale.

Il 26 novembre vengono catturati Nathan Cassuto (morirà in un lager) e altri membri del Comitato. Tra di essi il prete don Leto Casini. La rete di soccorso nonostante tutto resiste e può contare, nella questura di Firenze, anche sull’aiuto di Vincenzo Attanasio, funzionario siciliano dell’ufficio politico. Attanasio accoglieva gli ebrei in casa sua, portava fuori i biglietti dei carcerati, li andava a trovare e portava loro da mangiare. Riusciva anche a far fuggire quelli che vedeva iscritti nelle liste di deportazioni.

Il pastore valdese Tullio Vinay mette a disposizione la casa di riposo della Comunità evangelica per nascondere e salvare gli ebrei, così come accade in diversi conventi.

Il 14 dicembre 1943 il questore di Firenze Giovanni Manna dirama un ordine in base al quale “dovranno essere arrestati subito per essere internati gli ebrei non discriminati e non appartenenti a famiglia mista di nazionalità italiana a prescindere dalla religione professata poiché il provvedimento concerne la razza”. Da allora la caccia all’ebreo viene praticata con zelo e incoraggiata dal governo della Repubblica sociale italiana.

Un convoglio partito dalla stazione centrale di Milano il 30 gennaio 1944 ed arrivato ad Auschwitz il 6 febbraio 1944 (il sesto complessivo dall’Italia), trasporta 605 deportati, 180 dei quali catturati in Toscana. Di questi 38 sono bambini. Tutti, ad eccezione di una bambina, vengono gassati il giorno stesso del loro arrivo ad Auschwitz.

A Firenze, intanto, si consumano violenze su violenze. Al Campo di Marte vengono fucilati i giovani renitenti alla leva della Repubblica di Salò. Don Bensi, professore di religione, avrebbe poi commentato “che lo strazio personale più forte era stato non solo di non essere riuscito a fermare quella esecuzione, ma il sapere che tra i fucilati e fucilatori c'erano dei suoi allievi”.

Nel maggio 1944 i nazisti rastrellano la Casa di riposo ebraica. Gli anziani vengono prima concentrati a Fossoli e poi mandati ad Auschwitz.

In questa stessa lunga stagione si consumano 280 eccidi in Toscana, ad opera di nazisti e fascisti, che causano 4500 vittime civili. Ad agosto del ’44 viene trucidata a Rignano sull’Arno la famiglia del fratello di Albert Einstein.

E che dire dei delatori: centinaia di accuse agli ebrei per invidia, concorrenza professionale, vero e proprio odio ideologico e, dopo l’8 settembre 1943, con le segnalazioni ai tedeschi di ebrei che verranno internati nei lager nazisti. Le delazioni sono avviate e incoraggiate fin dal primo governo di Mussolini che le potenzia progressivamente estendendole.

Se si considera la distribuzione geografica dei processi intentati nel secondo dopoguerra dagli ex perseguitati razziali per rientrare in possesso dei beni alienati sulla base di quanto prescritto dalla normativa antisemita, Firenze si pone al terzo posto come provincia interessata, a poca distanza da Torino (seconda) e Milano (prima): le tre città coprono insieme il poco più del 62 per cento delle cause intentate.

Al termine del conflitto la popolazione ebraica ammontava a meno di 30 mila unità. Gli arrestati e i deportati dall’Italia (censiti) furono 6806 ma il totale delle vittime della Shoah italiana ammonta almeno a 8529.

Di seguito due testi poetici, come spunti di riflessione sull'antisemitismo insorgente. Il primo, della fine degli anni '30 del secolo scorso, è del grande poeta russo Osip Mandelstam. Lo scrisse nel carcere di Voronez, dove era stato mandato da Stalin e dove morì. Il secondo, scritto settanta anni dopo, è del poeta Gian Piero Stefanoni ed è tratto da 'Geografia del mattino', edito dalla fiorentina Gazebo: uno sguardo verticale e orizzontale su una grande città, colta nelle simbologie delle statue e nelle scritte dei suoi abitanti, come quelle osservate nella periferia di Roma.

 

Michele Brancale

 

P.S. Su Vincenzo Attanasio manca ancora un profilo biografico approfondito. Chi ha notizie in merito può inviarle alla sede de ‘La Nazione’, all’attenzione di Michele Brancale (c/o La Nazione, blog ‘L’ora di religione’, via Paolieri 2, 50121 Firenze)

 

 

Due testi per non dimenticare

 

1.

La città azzurra, assurda, cinerina

Nella deforme escrescenza delle case,

la città che la rondine della cupola ha scolpito

in una materia di vicoli e correnti d’aria –

l’avete trasformata in una vivaio di massacri

voi, mercenari del sangue bruno,

camicienere italiche,

crudeli cuccioli di cesari morti.

 

(da ‘Roma’, di Osip Mandelstam, trad. Serena Vitale)

 

 

2.

 

 

Non smettono, cambiano solo facciata

i figli agglutinati della ruggine.

 

“OLOCAUSTO FANDONIA”

 

“SHOA MUST GO ON”.

 

Ogni tanto fa un giro, se chiamata cancella:

“Mmh.. Scritte politiche..!?”- la coscienza delegata,

l’armata sicurezza.

 

Corre in banca Vignastellutifleming,

ha ddà nutrì nipoti, comprare pennarelli.

 

Ma noi sapevamo- provando urtati un brivido-

la macchina di colpo spenta nel posto handicappati…

 

(da ‘Geografia del mattino’, di Gian Piero Stefanoni, Ed. Gazebo)
 

Michele Brancale

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