HOMEPAGE > Firenze > Libro sul mostro di Firenze Condanna per l'avvocato Filastò

Libro sul mostro
di Firenze
Condanna
per l'avvocato Filastò

L'avvocato fiorentino aveva realizzato un libro sul celeberrimo caso

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tratta dai dizionari Zanichelli
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Il caso del mostro di Firenze

Pontedera, 28 maggio 2011 - Il processo si è celebrato a Pontedera, perché pontederese è la casa editrice, la «Bandecchi e Vivaldi», che il primo febbraio del 2005 dette alle stampe il «corpo del reato», ovvero il libro «Storia delle merende infami».

 

L’imputato è l’autore di quel libro, un principe del foro, l’avvocato e scrittore Nino Filastò, accusato di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del pool investigativo Gides (Gruppo investigativo delitti seriali), guidato dal dottor Michele Giuttari che indagava sui delitti del Mostro di Firenze.

 

In «Storia delle merende infami» l’avvocato-giallista, difensore del postino Mario Vanni, uno dei “compagni di merende”, morto il 14 aprile 2009 mentre scontava l’ergastolo per i delitti del mostro di Firenze, ripercorre in modo e spesso critico le vicende dal 1968 ad oggi, le indagini degli inquirenti ed i processi a Pacciani ed ai compagni di merende.


Le più feroci critiche di Filastò sono circa l’operato degli inquirenti guidati da Michele Giuttari In particolare, Filastò paragona l’indagine sulle sette sataniche che avrebbero armato i “merendari” con la caccia alle streghe della Santa Inquisizione.


Il dottor Giuttari e gli uomini della sua squadra — , cioè il vice Michelangelo Castelli, e i vicesovrintendenti Ermanno Zoppi, Alessandro Borghi, Joseph Costa, all’assistente capo Vincenzo Mele, e agli agenti scelti Silvio De Jorio, Tiziana Colucci e Davide Arena — hanno ravvisato il contenuto diffamatorio in molte delle affermazioni e delle teorie contenute nel libro dell’avvocato scrittore, che con il romanzo avrebbe «adombrato una deliberata intenzione persecutoria negli uomini del pool, finalizzata all’accrescimento del proprio prestigio personale e professionale».
 

 

Accuse che il giudice monocratico del tribunale di Pontedera ha ritenuto fondate, condannando l’avvocato Filastò — difeso dall’avvocato Ezio Menzione del foro di Pisa — a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento nei confronti delle persone offese, costituitesi parti civili con l’avvocato pontederese Sergio Mori: cinquemila euro per Michele Giuttari, tremila euro per ciascuno degli altri agenti del Gides.


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