'Le vie dell'inte(g)razione'
Porte aperte al dialogo
I dati emersi dall'indagine sono stati discussi durante il convegno 'Le vie dell'inte(g)razione' a Campi Bisenzio al quale sono intervenuti, tra gli altri, Massimo D'Alema presidente del Copasir e il presidente della Regione Rossi
Firenze, 25 febbraio 2011 - "Io starei attento con le cifre e credo che non serva a nulla fare dell'allarmismo, mentre bisogna predisporsi a gestire i problemi che possono nascere". Lo ha detto Massimo D'Alema, presidente del Copasir, rispondendo ad una domanda dei giornalisti a Campi Bisenzio, in occasione di un convegno sull'immigrazione 'Le vie dell'inte(g)razione', riguardo la possibile invasione di profughi dal Nordafrica in subbuglio. Al convegno era presente anche il governatore della Toscana Enrico Rossi che intervenendo ha ribadito che "Se ci sarà la ventilata invasione, è giusto che ci siano risposte, e tutte le regioni, non solo la Toscana, faranno la parte che devono fare, sotto ogni profilo''.
D'Alema ha poi precisato che come presidente del comitato parlamentare per la sicurezza ha chiesto di "audire i ministri: presto vedremo Frattini e spero di concordare anche con Maroni. Il governo ci dica quali programmi sta predisponendo, perchè questa non è materia per fare della propaganda ma è esattamente un'emergenza che va governata".
Durante il convegno sono stati presentati alcuni dati sull'immigrazione in Toscana, portando a esempio alcune realtà presenti sul territorio: sono albanesi, peruviani, rumeni, filippini, ma si sentono italiani e fanno parte a tutti gli effetti della nostra società. Tanto che, anche a casa propria, parlano molto più in italiano che nella lingua d'origine: soltanto il 24,6% usa l'idioma del Paese da cui proviene per conversare con i famigliari, e ben l'82% si rivolge nella nostra lingua ai colleghi di lavoro italiani e anche stranieri. Solo il 21% di loro sarebbe disposto a trasferirsi dal posto in cui vive attualmente e il 77,8% si sente ormai italiano. Sono i risultati di una ricerca condotta dal Centro europeo di ricerche e studi sociali (Ceuriss) tra i lavoratori stranieri di Cooplat, una delle più grandi cooperative italiane nel comparto dei servizi, con una forte presenza in Toscana.
I dati emersi dall'indagine sono stati discussi stamane durante il convegno 'Le vie dell'inte(g)razione', promosso dall'associazione Romano Viviani e dalla Fondazione Italianieuropei, svoltosi a Campi Bisenzio al quale è intervenuto, tra gli altri il presidente della Regione Rossi. Tra i 3 mila addetti di Cooplat, circa 400 sono immigrati.
Dalla ricerca, condotta su un campione di 120 lavoratori non italiani, emergono con chiarezza due risultati. Il primo e' appunto il senso di appartenenza all'Italia, mostrato dal 77,8% degli intervistati, contro il 68,9% che dà altrettanta importanza ai riferimenti identitari legati al Paese d'origine. Non stupisce dunque che oltre la meta' (il 51%) dichiari di sentirsi 'ben integrato' nel nostro Paese, mentre solo il 5% dice di continuare a coltivare un legame prioritario con la madrepatria. ''Questi dati - si legge nella ricerca del Ceuriss - propongono una lettura in forte controtendenza con le ricerche degli ultimi anni sul senso di appartenenza degli immigrati che vede solitamente primeggiare il legame con la terra di provenienza (con percentuali non inferiori all'85-90%)''.
Il governatore Toscano Rossi è intervenuto sulla questione affermando che "adesso occorre riconoscere agli immigrati in regola diritti politici e di cittadinanza. Sono orgoglioso della nostra legge regionale sull'immigrazione - ha proseguito Rossi -. E' in perfetta sintonia con ciò che dice la Costituzione, come ha confermato anche la Consulta respingendo a suo tempi i ricorsi del governo. Mi riferisco in particolare al diritto all'assistenza sanitaria e sociale, che è diritto inviolabile e che appartiene alla persona in quanto tale, al di là del certificato di nascita''.
''Gli immigrati - ha ricordato il presidente - contribuiscono alla nostra economia per circa un miliardo del Pil regionale. Con il 9% della popolazione producono con il loro lavoro qualcosa come l'11% del nostro Pil. Ma non hanno diritti politici e di cittadinanza. E' una cosa che non puo' reggere a lungo. Per questo, insieme ad Umbria, Marche ed Emilia-Romagna solleciteremo il Parlamento ad approvare una legge per garantire il diritto di voto per le elezioni amministrative, regionale e poi anche per quelle politiche. Ritardare il riconoscimento di questo diritto significare fare danno alla nostra economia''.
Rossi ha poi ricordato che ''quasi l'11% dei bambini e dei ragazzi hanno uno o entrambi i genitori stranieri e ogni anno nei nostri ospedali nascono oltre 30 mila bambini figli di stranieri, di cui 8 mila figli di immigrati. E qui - ha concluso il presidente - c'è il problema della cittadinanza, che deve essere riconosciuto a chi nasce in Italia. Una questione che non può più essere rinviata''.
Don Giovanni Momigli, parlando di rapporti tra religioni, ha osservato che ''alle Istituzioni non spetta formare consulte per il dialogo interreligioso. Questo è un compito delle religioni''. ''Le Istituzioni devono necessariamente dialogare con le religioni - ha detto don Momigli - ma non è loro compito creare le cosiddette 'consulte religiose', un termine improprio perché in realtà si dovrebbe parlare di consulte per il dialogo interreligioso. Spetta alle varie confessioni creare luoghi e momenti di questo tipo, non allo Stato''.



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