Firenze, 20 ottobre 2010 - La stesura del piano strutturale, il documento che contiene le linee guida della pianificazione urbanistica dei prossimi 10-15 anni, avrebbe dovuto chiarire il futuro di San Salvi. In qualche modo è accaduto.

 

Nel documento adottato dalla giunta di Palazzo Vecchio non vi è traccia della trasformazione dell’area di San Salvi che appena quattro mesi fa era stata oggetto di un accordo tra Asl e Comune. L’operazione volumi zero del sindaco Renzi ha colpito anche la cittadella verde del Campo di Marte. Dunque, niente villette sui viali dei Tetti Rossi. Niente cambio di destinazione d’uso. I 40mila metri quadri di uffici e residenze sanitarie rimarranno tali e non si trasformeranno in abitazioni.

 

Nel piano urbanistico esecutivo (il Pue) già approvato restano soltanto due palazzine che potranno diventare case. Se l’Asl deciderà di venederle o di farle ristrutturare in proprio per poi aliendarle successivamente, diventeranno alloggi ad affitto calmierato per le giovani coppie. E stop.

 

Va a carte quarantotto il progetto che aveva già fatto pensare e progettare in grande. Tanto in grande che con i soldi che l’Asl avrebbe incassato dall’operazione San Salvi (circa 120 milioni di euro)avrebbe quasi completamente abbattuto i costi della realizzazione del nuovo ospedale di Torregalli che ne costa circa 140 (alcuni finanziamenti sono già arrivati, ma siamo lontani dal raggiungimento della cifra necessaria). Va da sé che, data la situazione economica dell’Asl, il rosso in bilancio e la ristrettezza delle finanze della Regione, resta congelato e senza un avvenire certo il progetto del nuovo ospedale di Torregalli, contenuto nel computer di Fabio Tittarelli, direttore dell’area tecnica dell’azienda sanitaria fiorentina. "Per ora non se ne fa di niente", ha detto Tittarelli, commentando laconicamente ilmancato inserimento dell’area di San Salvi nel piano strutturale.

 

Un progetto che, economicamente, sarebbe stato fondamentale per l’Asl ma utile anche alle casse comunali, anche se la possibile cementificazione dell’area era già stata ampiamente contestata dal comitato in difesa di San Salvi.
Con l’operazione immobiliare all’azienda diretta dall’ingegnere Luigi Marroni sarebbero entrati circa 120 milioni e Palazzo Vecchio avrebbe intascato i soldi versati per gli oneri di urbanizzazione. Inoltre l’amministrazione avrebbe potuto dare un nuovo volto a una zona della città ampia complessivamente 32 ettari.

 

Era già stato fissato un cronoprogramma di massima: a gennaio la Asl contava di poter fare i bandi per vendere San Salvi pezzo per pezzo ai privati. A questo punto, la vendita ai privati sembra del tutto improbabile. Chi può avere interesse a comprare palazzine destinate a uffici e residenze sanitarie, tra l’altro vincolate dalla soprintendenza per il valore storico-artistico e dumnque immodificabili? Forse solo il Comune che potrebbe trasferire nell’ex manicomio tutti gli uffici comunali dopo il tramonto dell’idea di riunirli nell’ex multiplex.

 

Basterebbe che il sindaco destinasse i 110 milioni già a bilancio per l’acquisto della costruenda multisala a Novoli (il cui futuro resta un punto interrogativo) per comprare le palazzine di San Salvi. Su questo all’Asl tengono le bocche cucite, anche se dell’operazione si era già parlato in passato (ma non c’era l’accordo sulla cifra), quando ancora non era stata ipotizzata la vendita ai privati. L’acquisto da parte del Comune farebbe ripartire anche la realizzazione del nuovo ospedale. Per questo, si aspetta solo la prossima mossa del sindaco Renzi.