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Duro attacco di Paolucci: "Sindaco, non spari sulla Sovrintendenza"

ESCLUSIVA: Dopo la polemica sulla proprietà del David interviene Paolucci , direttore dei Musei Vaticani

CAPOLAVORO CONTESO. Il David di Michelangelo appartiene a Firenze o allo Stato? Dite la vostra

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Antonio Paolucci (Pressphoto)
Antonio Paolucci (Pressphoto)

Firenze, 9 settembre 2010 - La questione, non saprei dire se più futile o più patetica, della proprietà del David ha incendiato l’estate fiorentina 2010. Chi è il padrone di quella statua celebre, il Comune o il Ministero dei Beni Culturali e quindi la Soprintendenza di via della Ninna? E a chi vanno i quattrini del biglietto dell’Accademia, il Museo che ospita il David? Vanno al sindaco Renzi o alla Soprintendente Acidini?

 

Ecco, all’Agosto del 2010 Firenze è andata sulla stampa nazionale ed internazionale con infuocati dibattiti e alte dispute di questo tipo. C’è da mettersi a piangere, davvero. Eppure ce n’erano di cose da dire sul David. Si poteva dire, per esempio, che il gigante che sta all’Accademia è la prima statua “moderna” nella storia delle arti. Dopo di lei non ci sono più né Fidia né Policleto. Grazie a quel capolavoro i moderni hanno definitivamente superato gli antichi. La sentenza non è mia, è di Giorgio Vasari e non è mai stata smentita in cinque secoli.

 

Si poteva dire che il David è la prima opera d’arte “concettuale” che sia mai apparsa sotto il cielo. Perché non rappresenta una azione ancorché gloriosa, non celebra un nudo per quanto mirabile, ma dà immagine a un concetto.  Il “concetto” è quello della mano di Dio che, attraverso David “fionda del Signore”, protegge il Diritto e la Libertà.
In questo senso l’eroe biblico messo in figura da Michelangelo è fiorentino ed è ognuno, rappresenta l’onore e la dignità di tutti gli uomini in tutti i tempi. Ecco perché è diventato icona memoriale ed emblema etico per i visitatori di ogni paese. Di ogni religione o di nessuna religione.

 

Ancora si poteva parlare della mirabile collocazione, vero e proprio capolavoro della museografia celebrativa otto-novecentesca, che la statua ha avuto all’interno dell’Accademia.  Con la Tribuna inventata da Emilio De Fabris: il David collocato al centro di una esedra voltata ad abside quasi fosse l’altare eucaristico di una chiesa cattolica, inondato dalla luce zenitale, isolato nella sua inquietante bellezza e quasi trasfigurato al di là della storia.  Con i Prigioni che il grande Soprintendente Corrado Ricci trasferì da Boboli nel 1909 perché funzionassero da “introibo” e da sublime guardia d’onore alla contemplazione del capolavoro. Di queste cose sarebbe stato opportuno parlare e allora tutti avrebbero capito che discutere di proprietà o di biglietteria è, appunto, futile e patetico se non anche, permettetemi di dirlo, piuttosto indecente.

 

Una raccomandazione mi permetto di fare al sindaco Renzi. Eviti di sparare sulla Soprintendenza.  Lo dico nel suo interesse. Questa città ha perso ad uno ad uno i suoi tradizionali punti di forza. Aveva un’Università che, almeno nelle discipline umanistiche, era la migliore d’Italia.  Quando io ero studente, i miei maestri si chiamavano Longhi e Garin, Contini e Devoto, Cantimori e De Robertis. Chi sono, come si chiamano quelli che insegnano adesso?

 

Fino a tempi recenti Firenze era una capitale medio-piccola della finanza nazionale. Ora non è niente perché la Cassa di Risparmio l’ha comprata Banca Intesa e la Fondiaria si è trasferita altrove. Rimane a presidiare l’antico prestigio di Firenze, la Soprintendenza di via della Ninna insieme agli altri Uffici ministeriali della tutela (l’Opificio, la Biblioteca Nazionale etc…).

 

Mi creda, signor sindaco, per qualità professionale dei suoi funzionari e dei suoi tecnici, il Polo Museale fiorentino non ha nulla da invidiare né al Louve né al Metropolitan. Anzi. Questo forse non è noto ai responsabili politici della città. È perfettamente noto a noi che siamo del mestiere e ai nostri colleghi dei musei stranieri.  Tutto ciò per dire che il David, chiunque sia il padrone, sta bene dove sta. Nessuno, in questa città, saprebbe custodirlo, vigilarlo, studiarlo, valorizzarlo, amministrarlo altrettanto bene come sanno le donne e gli uomini di via della Ninna.

 

* direttore dei Musei Vaticani, già sovrintendente del Polo museale metropolitano

di ANOTNIO PAOLUCCI*


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