Il preside Gensini sul 'caso Macchiarini'
''Careggi ha messo le proprie competenze, senza alcuna distinzione di ruolo e di appartenenza, universitaria o ospedaliera - spiega Gensini -, al servizio dei pazienti che ha operato Macchiarini''

Firenze, 31 luglio 2010 - L'Università di Firenze, per scelta del Rettore e del preside della Facoltà di Medicina e chirugia, insieme alla Regione e alla Asl, ''ha dato il pieno appoggio alle attività operatorie a favore dei pazienti bisognosi di trattamento, anche quando questo ha dovuto portare a complesse armonizzazioni con l'attività dei tanti operatori di Careggi che lavorano senza accesso ai giornali, ai vertici politici, al clamore delle conferenze stampa, ma sono attenti al loro lavoro e ai loro impegni, che definiscono doveri''.
E' quanto dice il preside di Medicina e chirurgia Gian Franco Gensini rispondendo a Paolo Macchiarini.
''Careggi ha messo le proprie competenze, senza alcuna distinzione di ruolo e di appartenenza, universitaria o ospedaliera - spiega Gensini -, al servizio dei pazienti che ha operato Macchiarini'', così come il preside si dispiace delle affermazioni e valutazioni del chirurgo ''comprensibili (almeno quelle non personali) solo alla luce della scarsa conoscenza delle regole istituzionali. D'altra parte la stessa iteratività di questo desiderio molto dice dell'evidente apprezzamento per questa Facoltà''.
Non solo: Gensini ricorda al collega che chi è arrivato ad insegnare, lo ha fatto ''attraverso concorsi in cui si è confrontato con il meglio delle competenze del suo settore. Non può né deve stupire che esistano meccanismi e procedure per fare sì che metodi semplificati abbiano le stesse garanzie dei meccanismi concorsuali''. La facoltà di Medicina, ha fatto di tutto per realizzare ''una proposta a chiamata'' per Macchierini, ma ''l'attuale congiuntura normativa e finanziaria non consente la ripresa della programmazione'', conclude Gensini sottolineando come ''la Facoltà ha fatto e farà tutto quello che collegialmente riterrà appropriato per garantire l'accesso a chi, con evidente impazienza, aspira a farne parte''.


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