Gli scandali di vip e starlette e il facile moralismo
Cara Nazione... Risponde il direttore Giuseppe Mascambruno

Caro direttore,
ho letto, ovvviamente senza alcuna sorpresa, del giro di cocaina nei locali alla moda milanese con arresti dei titolari e di funzionari comunali compiacenti. Trovo comunque paradossale che una testimone dell’inchiesta, in questo caso la soubrette Belen che ha favorito l’azione della magistratura, finisca per avere la peggio nel tritacarne mediatico dello scandalo.
Paolo S., Firenze
Risponde Giuseppe Mascambruno, direttore de La Nazione
Carissimo Paolo,
ha ragione: stupisce chi ancora trova la voglia di stupirsi di fronte a scandali del genere. La letteratura in materia, come si dice, ormai è talmente vasta e ripetitiva nel consueto menù di droga, sesso, calciatori, vip, star e starlette, che l’unico vero motivo di interesse diventa scoprire non chi c’è tra i soliti noti, ma chi non è ancora finito nelle carte dell’inchiesta giudiziaria. E sono d’accordo con lei anche sul singolare ribaltamento di ruoli che è toccato a Belen Rodriguez: da teste-chiave che ha innescato l’azione della magistratura rischia di finire peggio degli imputati. Il sindaco di Sanremo non la vuole più sulla ribalta del prossimo festival della canzone italiana. Non è che l’eventuale esclusione sia in cima alle preoccupazioni degli italiani, ma è a dir poco illusorio immaginare di mondare dal peccato un ambiente che vive di scandali invocando l’epurazione dell’ultima arrivata. In ordine di tempo, ovviamente.


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