Quei cinquecento
eroi silenziosi
della Liberazione
Il Giglio d’oro sarà consegnato dal sindaco a chi si battè contro il nazifascismo
Raccontaci i tuoi ricordi, o quelli della tua famiglia, di quel periodo storico
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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

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Firenze, 25 luglio 2010 - SONO circa 500 le persone che hanno chiesto il “Giglio della Liberazione”, il riconoscimento offerto dal sindaco a quanti si batterono contro il nazifascismo a Firenze fra l’8 settembre del 1943 e l’agosto del 1944. Anche se sono passati 66 anni all’Istituto storico della Resistenza ci sono molte domande presentate da coloro che parteciparono attivamente alla Liberazione della città.
ALTRI CHIEDONO il “Giglio” alla memoria dei propri cari. Si sono mossi, per esempio, familiari di persone conosciutissime come Paolo Barile, Giorgio Spini, Maria Luigia Guaita, Orazio Barbieri, Gilda La Rocca, dipendente della Nazione e membro del gruppo Radio Cora, Bruno Fanciullacci, Max Boris, Giancarlo Zoli, Enio Sardelli, “Foco”, il presidente dell’Anpi di Oltrarno scomaparso recentemente. Ma ci sono tantissime testimonianze di “eroi” quotidiani che non sono apparsi nei libri di storia, che non hanno ricevuto medaglie, ma che hanno combattuto, in silenzio, la guerra contro i fascisti e i nazisti. E’ la vicenda di una lavandaia che si presentava dalle monache del carcere di Santa Verdiana e ritirava l’abbigliamento delle detenute politiche e che riconsegnava gli abiti puliti con i biglietti dei familiari.
COME LE SIGARAIE della Manifattura Tabacchi che durante gli allarmi aerei riuscivano ad arraffare sigarette che nascondevano in un tronco cavo di un albero delle Cascine dove venivano ritirate durante la notte e inviate ai partigiani in montagna. Come il fornaio che distribuiva i volantini clandestini che la moglie del primario di Santa Maria Nuova Gaetano Pieraccini, Vittoria, portava nella borsa della spesa.
COME QUEL tipografo socialista de “La Nazione”, arrestato dentro il giornale dalla banda Carità, che in una valigia trasportava le prime pagine dell’Avanti clandestino, composte con i caratteri mobili. Grande fu la paura quando in via Palazzuolo la valigia si aprì e la pagina schizzò fuori.
C’È IL RACCONTO di una staffetta che aveva compiti di scorta a Carlo Ludovico Ragghianti, presidente del Comitato di Liberazione. Ma anche ricordi di perquisizioni, arresti, irruzioni compiute per procurarsi armi nelle caserme, nelle stazioni dei carabinieri e perfino in questura.
TANTE storie che si intrecciano, tante vite che si rincontrano. Tutto questo materiale deve essere ora esaminato da una commissione.
NICOLA COCCIA
13/07/2010 - Firenze
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