Firenze, 17 luglio 2010 - Si respira aria di crisi fra la Toscana e i suoi ospiti stranieri, almeno stando all'appello lanciato da prestigiose testate di lingua tedesca e inglese, che suona del tipo: «Connazionali, non andate in Toscana». E' quanto emerge dalla ricerca sulla stampa estera condotta dal massmediologo Klaus Davi.

 

«Il monitoraggio internazionale svolto dalla società ‘Nathan Il saggio’ indicherebbe che a scendere in campo è stato il settimanale tedesco Die Zeit — scuote la testa Davi — . Un reportage di Tomahs Kapielski, qualche settimana fa, sottolineava che ‘Visitare la Toscana ha lasciato in me cicatrici d’odio nei confronti dell’Italia, del turismo in generale. Sono stato costretto a vedere le torri di San Gimignano pagando un panino col salame uno sproposito. Meglio guardare Firenze sui libri che andarci di persona’. Non c’è molto da aggiungere, mi pare». Quella della Zeit (oltre 490mila copie vendute e quasi 2 milioni di lettori) in Germania non è una voce isolata. «Il quotidiano Die Welt (vicino ad Angela Merkel, 250mila copie al giorno), se la prende con l’Isola d’Elba, meta da sempre amatissima, soprattutto fuori stagione, dai turisti tedeschi: «Andare in Toscana costa caro perché i pedaggi delle autostrade italiane sono tra i più cari d’Europa — scrive Die Welt — . Si calcoli che per andare a Pisa si pagano più di 40 euro dal confine italiano. Una località come l’Elba è raggiungibile solo con il traghetto con prezzi non abbordabili e orari per niente comodi. Evitate».


Tra le voci melavole Davi cita anche il britannico Times (500mila copie vendute quotidianamente), e riporta l’articolo a firma Paul Kimmage: «Il nostro tavolo a San Gimignano era riservato per le otto — scrive il giornalista inglese — . Sono arrivato in orario e i primi venti minuti la cameriera mi ha ignorato. Poi è arrivata è mi ha dato un menu plastificato con fotografia dei piatti. Non sono mai stato trattato così male in vita mia. Ho messo 5 euro sul tavolo per l’acqua e gli stuzzichini e me ne sono andato». ''Certamente non si tratta di una bella pubblicità consegnata ai circa due milioni (1.810.000) di lettori e potenziali turisti inglesi'', stigmatizza il massmediologo.

 


Ce n’è anche per il palio di Siena, Forte dei Marmi e la Versilia tout court. «Non un attacco alla bellezza delle Toscana, realtà indiscutibile, ma a prezzi e modi; disservizi che intendiamo segnalare mensilmente, con un obiettivo — conclude Davi — : far sìche gli operatori turistici siano consapevoli di come venga percepita la loro regione fuori dai confini nazionali. La colpa? Del loro carattere: i toscani odiano servire, ma servire non vuol dire essere servili, solo essere... cortesi».