"Siamo stati i più bravi": maturità
a pieni voti per Brisa
e Cheng
"Per noi giovani neoimmigrati la scuola è l'unica opportunità di riscatto
RAGAZZI VINCENTI. L'integrazione a scuola vince. Lascia un commento o segnala storie che conosci
Firenze, 10 luglio 2010 - Hanno ‘stracciato’ i colleghi italiani. Dall’istituto professionale Sassetti-Peruzzi arrivano belle storie d’integrazione che hanno per protagonisti un’albanese, un cinese ed una polacca. Questi giovani - Francesco Cheng, Brisa Lutaj e Anna Wiktoria Redel, - hanno conquistato ben tre dei quattro 100 assegnati alla maturità. L’unico italiano ad aver ottenuto il massimo è stato Stefano Alfano. Ma non possiamo non citare anche un detenuto di Sollicciano, dove si trova una sezione distaccata del professionale.
"Modestamente siamo stati più bravi", ride Brisa, 20 anni, che è arrivata cinque anni fa a Firenze, dove già vivevano il padre ed un fratello. «Sono venuta in Italia per studiare – dice la giovane, che sogna di diventare avvocato, tant’è che s’iscriverà a Giurisprudenza -. I primi mesi non sono stati facili, ma al Sassetti ho trovato insegnanti bravi e pazienti, oltre a tanti nuovi amici». Brisa a scuola non ha mai avuto problemi. "Neanche con l’italiano, dato che nel mio Paese seguivo i vostri programmi tv», sorride. «Noi giovani neoimmigrati prendiamo la scuola molto seriamente, perché la vediamo come unica opportunità di riscatto. Invece vedo ragazzi italiani che si disinteressano dello studio. Beh, la cosa mi fa un po’ rabbia", riflette Brisa, che durante le superiori ha pure lavorato nella reception di un piccolo albergo o facendo ripetizioni. Per lei nessun regalo per il 100, ma la soddisfazione dei genitori è stata grande.
"Pensare che quando dissi a mio padre che avevo preso 45 all’orale si preoccupò: credeva fosse un votaccio!", ricorda Brisa, che a fine luglio tornerà in Albania per qualche giorno, come ogni anno. Intanto si gode le meritate vacanze. "Ma se ad agosto si prospetterà l’occasione di lavorare, non mi tirerò indietro", assicura.
Un bell’insegnamento arriva pure dal 21enne Francesco Cheng, che però è nato a Firenze. "A parte due anni trascorsi in Cina, ho svolto tutti i miei studi in Italia", riferisce il ragazzo. «Durante le superiori ho lavorato dai miei, che hanno un ingrosso a Prato. Un’attività che mi ha tenuto impegnato tutti i pomeriggi e le domeniche», dice Francesco, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo. E lo studio? "Mi mettevo sui libri quando non c’erano clienti. E poi stavo attentissimo in classe. Sa, per me la scuola è fondamentale". Ma a credere nel valore dell’istruzione è tutta la sua famiglia. "Mio fratello ha smesso di studiare affinché potessi farlo io", confida il ragazzo. Che adesso tenterà di entrare alla Bocconi, "per fare management". Insomma, nel suo futuro non vede Prato. «La ditta dei miei la prenderà mio fratello. Io sogno di lavorare per una grande impresa e di viaggiare molto".
"Storie che devono far capire alle famiglie italiane il valore di far studiare i loro figli con gli stranieri – commenta Aurora Preosti, che è stata insegnante di Francesco - Questi giovani, un esempio di impegno e di rispetto, hanno dato tanto ai compagni italiani. Dobbiamo poi riflettere su un fatto: gli stranieri, al contrario di alcuni compagni madrelingua, svolgono compiti d’italiano corretti".
Elettra Gullè


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