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Rissa al Cavalli Club
"Neanche a Napoli
un'esplosione di violenza così"

Scontro a sprangate fra security e senegalesi. Distrutto il locale. Sospesa la licenza. Joseph Danilo Iacoviello: "Erano talmente organizzati che ho pensato a un'aggressione premeditata"

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Cavalli Club
Cavalli Club

Firenze, 12 marzo 2010 - «NEPPURE a Napoli ho mai assistito a un’esplosione di violenza così immotivata. Erano talmente decisi e organizzati che ho addirittura pensato a un’aggressione premeditata». Joseph Danilo Iacoviello, 29 anni, napoletano, genero di Roberto Cavalli, è il titolare del Cavalli club, il locale vip che lo stilista fiorentino ha da poco aperto in piazza del Carmine. La notte scorsa, intorno alle tre, il locale è stato devastato da sei, sette, forse otto senegalesi, che si sono presentati armati di spranghe e hanno sfasciato sedie e suppellettili svuotando anche un estintore. Il Cavalli Club dovrà restare chiuso per 15 giorni e forse è anche per questo, per la decisione presa dal questore, che la rabbia dell’aggressione non è ancora scemata.

«La storia della borsa — spiega Iacoviello — sembra quasi una scusa. Non è immaginabile un agguato del genere solo per un litigio legato a una borsetta. No, non è possibile, non riesco ancora capire il perchè di tanto accanimento». Il titolare del locale cerca di ricostruire la vicenda, è quasi incredulo, ancora non riesce a capire come si sia potuta scatenare tanta violenza.

«I NOSTRI ospiti americani hanno identificato in un senegalese l’autore del furto di una borsa. Ne è nato un litigio che abbiamo cercato di sedare invitando i clienti alla calma. Gli americani si sono fermati. Quel senegalese no. A quel punto non abbiamo potuto far altro che far intervenire la sicurezza e accompagnarlo all’esterno del locale. Pensavamo che fosse finito tutto. Invece, dopo pochi minuti, troppo pochi per non pensare a un’aggressione premeditata, si è ripresentato davanti al portone, proprio mentre stavamo chiudendo. Stavolta, però, non era solo. Insieme a lui, altri sei o sette connazionali, armati di spranghe, bastoni e coltelli. Abbiamo cercato di non farli entrare, ma sono riusciti a guadagnare la sala, sfasciando tutto quello che si trovavano davanti.

I danni? Non siamo riusciti ancora a quantificarli. Qualcuno ha svuotato un estintore, altri hanno distrutto tavoli e sedie, devastando tutto il locale. Un mio collaboratore (ma la polizia non conferma ndr) è stato accoltellato. Altri cinque dipendenti sono stati feriti e sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso. L’aggressione è durata circa trenta minuti, anche all’esterno del locale. Poi, quando hanno sentito le sirene della polizia, si sono dati alla fuga. Ho sporto denuncia contro ignoti, ma una violenza simile — ripete Iacoviello — non l’avevo mai vista. Sono originario di Napoli e ho vissuto a lungo nella mia città: vi posso assicurare che un agguato così immotivato non si verifica neppure nelle zone più malfamate».

Sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Torselli, consigliere comunale del Pdl: «Quanto accaduto in piazza del Carmine — spiega il politico di centrodestra — non sembrerebbe avere le dimensioni di una rissa o di una semplice scazzottata. Si è trattato di una vera e propria aggressione, condotta con spranghe e coltelli, a danno di quattro ragazzi che stavano regolarmente lavorando come stewards all’interno del locale. Non si tratta di sprovveduti, ma di professionisti del mestiere, padri di famiglia, con esperienza nel settore maturata in campo internazionale; persone, insomma, che sanno gestire certe situazioni e che sono state vittima di una vera e propria aggressione pianificata in anticipo».

«QUANTO accaduto — conclude Francesco Torselli — fa tornare alla ribalta della cronaca il problema della sicurezza in città nelle ore notturne, perché non è possibile accettare che nelle strade di Firenze si aggirino gang armate di spranghe e coltelli. Mi auguro che vengano immediatamente acquisite le immagini delle telecamere di piazza del Carmine tra le ore 2.30 e le 3.30. Se gli aggressori fossero personaggi conosciuti in città, in questa maniera, sarebbero immediatamente identificabili e consegnati alla giustizia»

Cosimo Zetti


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