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Affaropoli "Il patto corruttivo
in un hotel di via Pisana"

Nuovi particolari dalle carte dell’inchiesta: "In quell’incontro del febbraio 2008 l’accordo tra Fusi e Piscicelli"

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Riccardo Fusi (Foto Pressphoto)
Riccardo Fusi (Foto Pressphoto)

Firenze, 9 marzo 2010 - «IL QUADRO indiziario risulta significativamente rafforzato». Con le perquisizioni «è stato sottoposto a sequestro un imponente quantitativo di materiale documentale» che dovrà essere «analiticamente esaminato» dai magistrati e per quanto riguarda l’avvocato Guido Cerruti (agli arresti domiciliari), considerato «personaggio chiave» dal gip Rosario Lupo, la perquisizione «ha consentito di reperire documentazione che riscontra perfettamente il contenuto dei dialoghi intercettati». Tra i documenti sequestrati dal Ros, peraltro, c’è anche la fattura da 30.000 euro come fondo spese inviata alla Btp di Riccardo Fusi e la nota di incarico per «assistenza stragiudiziale» che la Btp affidò a Cerruti. Tali particolari emergono nella memoria dei pm Luca Turco, Giuseppina Mione e Giulio Monferini presentata il 23 febbraio al gip, a integrazione delle nuove richieste di custodia cautelare eseguite il 4 marzo.
 

Nel giorno degli interrogatori di garanzia dell’ex presidente del Consiglio nazionale dei lavori pubblici Angelo Balducci e dell’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli, entrambi detenuti a Roma (e pronti a negare ogni accusa di corruzione), nuovi particolari emergono dalle carte e ulteriori novità si sommano al quotidiano sviluppo dell’inchiesta. Innanzitutto è stato rinviato a nuova data, al momento ancora da definire, l’interrogatorio in procura di Fusi: era stato fissato per domani pomeriggio e chiesto alla procura da Fusi tramite i suoi avvocati Sandro Traversi e Sara Gennai. Non si esclude che tale rinvio sia collegato al tribunale del Riesame, chiamato a decidere sul ricorso della procura contro il ‘no’ del gip alla richiesta di custodia per Fusi. L’udienza avrebbe dovuto svolgersi in settimana, ma dovrebbe slittare a fine mese.

La bocciatura della richiesta d’arresto per Fusi era stata già giudicata negativamente dalla procura. Per i pm, la ricerca di collusioni con pubblici ufficiali, da parte di Fusi, era «prassi ordinaria». Oltretutto, le sue dimissioni dalla presidenza della Btp non possono «assumere rilievo» perché «ne è il proprietario», e quindi «tuttora in grado di operare illecitamente nell’interesse proprio e della sua società». Fusi, inoltre, «ha ritenuto di comunicare alla stampa la propria versione dei fatti ammettendo di aver chiesto in più occasioni aiuto al Verdini, e giustificandosi con il solito ‘così fan tutti’, e affermando di non aver mai ricavato alcunché dalla propria vicinanza con Verdini; ma trattasi di circostanza non rispondente a verità — obiettano i pm — come emerge dalle conversazioni intercettate, da cui risulta con evidenza che Fusi non si è limitato a chiedere ‘aiuto’ a Verdini, ma ha ottenuto dal predetto la nomina di De Santis all’importante incarico di provveditore alle opere pubbliche della Toscana». E su Verdini, i pm rilevano che, quando è stato sentito, «ha sostanzialmente ammesso, reputandolo un fatto assolutamente neutro dal punto di vista penale, di essere stato più volte sollecitato da Fusi affinché lo sponsorizzasse politicamente presso il ministro Matteoli».
 

Altro ancora emerge dalla carte. In particolare si capisce con nettezza il perché della competenza territoriale della procura di Firenze sulla Scuola dei Marescialli. Se infatti alcuni difensori degli indagati sostengono che la competenza territoriale sia di Roma, perché i fatti sarebbero avvenuti nella capitale, nell’ordinanza si fa riferimento a un episodio preciso che radicherebbe la competenza su Firenze. Qui infatti, il 18 febbraio 2008, in un albergo di via Pisana, sarebbe avvenuto l’incontro in cui Piscicelli propose a Fusi «di concludere un patto corruttivo che prevede la messa a disposizione dei funzionari ministeriali, anche in favore della Baldassini Tognozzi Pontello, sia con riferimento alla scuola sia con riferimento alle prossime gare di appalto».
 

Retroscena ulteriori vengono alla luce anche dall’interrogatorio cui venne sottoposto il 3 marzo dai pm l’avvocato Guido Cerruti, arrestato il giorno dopo. Il legale romano dichiarò che fu De Santis a proporgli l’incarico di seguire la Btp di Fusi, che lui poi contattò, nel contenzioso relativo all’appalto sulla Scuola dei Marescialli.
Il 25 febbraio, invece, gli stessi pm fiorentini ascoltarono Piscicelli. Che negò così la presunta azione corruttiva: «Non ho chiesto un milione e mezzo di euro a Fusi come corrispettivo dell’attività svolta, ma solo un favore per aiutarmi ad avere un mutuo da una banca. Fusi mi ha preso in giro e non se n’è fatto nulla». Per l’accusa, Piscicelli chiese quel denaro a Fusi come ricompensa per averlo introdotto alla Ferratella. Durante l’interrogatorio, l’imprenditore disse di non aver corrotto né De Santis né Balducci, pur spiegando di aver ottenuto un appuntamento con quest’ultimo e di esserci andato con Vincenzo Di Nardo della Btp. Poi ci fu un altro incontro, anche con Fusi e De Santis. «A un certo punto — disse — Fusi e De Santis divennero amici tra loro, si potevano sentire fra loro senza il mio tramite».

GIGI PAOLI


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