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Il Pdl processa Rossi
"Malasanità
e carrozzoni"

L’assessore si difende: cittadini soddisfatti e conti in ordine

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Enrico Rossi
Enrico Rossi

Firenze, 9 febbraio 2010 - «Condannato»? «Assolto»? L’aula processa politicamente Enrico Rossi e i suoi dieci anni di gestione della sanità. Ma non sputa sentenze. Copione studiato, da terz’ultima seduta di legislatura con forte odore di campagna elettorale. Domani, mercoledì, si chiude. E sia il centrodestra che attacca il candidato Pd alla presidenza (puntando anche su tragici casi dell’ultimo mese), sia il centrosinistra che lo difende (citando perfino gli elogi del ministro Tremonti per il bilancio in pareggio), affidano il verdetto alla «giuria popolare»: ossia ai tre milioni di elettori toscani chiamati al voto il 28 e 29 marzo.
 

Ma la giornata rischia davvero il colpo di scena. Monica Faenzi, sindaco di Castiglione della Pescaia e candidato alla presidenza per il Pdl, sbarca a Palazzo Panciatichi per incontrare i consiglieri regionali (e forse per parlare di chi sarà ricandidato e chi no...), s’intrattiene coi giornalisti a terreno, vicino alla portineria. Dice: «Non basta sbandierare bilanci in pareggio: una sanità con più amministrativi che medici non è una buona sanità». Dietro di lei, a un metro e mezzo, passa Rossi. La vede, fa un cenno di saluto ai cronisti, e via verso l’ascensore. Lei si volta un attimo più tardi. Collisione evitata. Ma non sarebbe stato istruttivo un improvvisato faccia a faccia? Mah! I registi dei candidati non vogliono battute a soggetto.
 

In aula il centrodestra va giù duro. Anna Maria Celesti, vicepresidente della commissione sanità ma soprattutto ginecologa in servizio, spara: «Quello di Rossi è un modello che mette al centro il sistema anzichè la persona e genera magagne: liste d’attesa non risolte; assenza di libertà di scelta nel percorso terapeutico; scarsa integrazione fra pubblico e privato; carrozzoni come Estav e società della salute; mancata realizzazione dei quattro nuovi ospedali». Ancora più pesante Marco Cellai: «I casi di morti in ospedale esigono risposte oneste e veritiere: un 29enne muore per arresto cardiocircolatorio; una donna di 45 anni per versamento pleurico; una di 36 e il nascituro muoiono per distacco della placenta. Per non tornare sui trapianti con organi infetti da Hiv. Fatalità? Caro Rossi, meno passerelle e più riflessioni». E sulle «passerelle» e i carrozzoni insiste Marco Carraresi, Udc: «Non voglio entrare a gamba tesa sugli episodi di malasanità, ma consiglio a Rossi di imparare dagli errori, sia per tutelare gli utenti che gli operatori». Filippo Fossati, Pd, segretario e esperto componente della commissione sanità, si irrita: «I numeri non sono solo gli 8 miliardi di euro investiti sulla salute dei toscani, ma anche la bassissima mortalità infantile, le eccellenze in cardiologia e in tante patologie di tumori. Un boomerang per gli amici del centrodestra...».
 

Lui, l’«imputato» Enrico Rossi, parla per ultimo. Difende chi lavora nella sanità, ricorda il responso della Scuolsa Sant’Anna di Pisa («La stragrande maggioranza dei 60mila intervistati dà giudizi positivi sulla sanità») e aggiunge: «Il controllo del bilancio ci ha permesso di reperire 80 milioni per i non autosufficienti. E la vicenda degli appalti per i quattro nuovi ospedali è patente di trasparenza. I ricorsi li abbiamo vinti. Non guardiamo in faccia nessuno quando si tratta di interesse pubblico».
 

E’ ora di cena quando si spengono le luci e s’invoca la «giuria popolare». In effetti, fra sale operatorie, corsie e ambulatori, ogni famiglia può scrivere la sua storia.

SANDRO BENNUCCI

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