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La morte di Orlando
"Aveva anche un’altra
passione, il calcio"

Ceccuzzi: «Lo avevo seguito fin dai suoi primi passi nell’azienda». La principessa Corsini: «Distrutta dal dolore»
 

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Giuseppe Orlando il giorno delle nozze
Giuseppe Orlando il giorno delle nozze

Firenze, 8 febbraio 2010 - LA MORTE di Giuseppe Orlando ha suscitato moltissime reazioni nel mondo dell’imprenditoria e della nobiltà fiorentina. La famiglia Orlando, infatti, è estremamente conosciuta in città per la sua presenza all’interno della Kme Italy (fino al 2007 conosciuta come Europa Metalli, ex SMI - Società Metallurgica Italiana), che ha sede a Firenze. Ed è proprio in Kme che la vittima lavorava in qualità di dirigente, nel settore del controllo di gestione.

UN LUTTO che, per il presidente di Confindustria Firenze, è doppio. «Giuseppe — racconta infatti Giovanni Gentile — era un membro della mia famiglia, visto che la figlia di mia moglie è sposata con suo fratello Luigi. Dunque, per quanto mi riguarda, la morte di Giuseppe oltre che un dolore legato alla mia figura istituzionale, rappresenta anche uno strazio profondo per il legame familiare che mi legava a lui. Era un ragazzo buonissimo, molto intelligente e membro di una delle più grandi realtà industriali italiane. Con lui scompare una delle nuove leve non solo dell’imprenditoria locale, ma anche nazionale.»

UN RICORDO arriva anche da Sergio Ceccuzzi, ex presidente Confindustria Firenze e vicepresidente Europa Metalli. «Quello che posso dire è che Giuseppe ha mosso i suoi primi passi in azienda proprio con me. Come tutti i membri della famiglia Orlando era partito facendo la gavetta e girando per gli stabilimenti del gruppo, fino ad arrivare alla sede centrale. Sono profondamente addolorato perché ho avuto l’onore di seguire i suoi primi passi all’interno dell’azienda. Dal punto di vista personale ricordo che era un cacciatore accanito, una persona che amava vivere all’aperto. Ma soprattutto un uomo dal grande valore umano.

PROFONDAMENTE addolorata anche la principessa Giorgiana Corsini. «Giuseppe — racconta — era molto amico dei miei figli. Fin dall’infanzia avevano condiviso viaggi, gite ed amicizie. Mi sono sentita per telefono con la madre Sibilla della Gherardesca: siamo tutti in preda a un dolore pazzesco».
CHI CONOSCEVA Giuseppe da vicino parla di una persona pacata, che non alzava mai la voce. Un appassionato di calcio. E sul lavoro una persona preparata, riservata, educata, che non faceva mai pesare l’importanza del suo cognome. Tutti ricordano la sua passione principale: la caccia. Passione che questa volta gli è stata fatale.

 

Cosimo Zetti e Davide Costa

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