Firenze, 3 dicembre 2017 - “ECCE HOMO”, nei volti così come emergono dal bianco del foglio, con le loro rughe e le loro imperfezioni. Frammenti di disegno che lasciano indietro metà lineamenti, come se il tempo li avesse consumati e una matita li avesse recuperati per restituirci parte di quelle vite, di quelle storie. Si è inaugurata da “Etra Studio Tommasi” la personale del maestro molisano Antonio Finelli, che presenta 30 delle sue ultime opere.

"Sono tutte persone che ho conosciuto e che inqualche modo mi hanno incuriosito - spiega Antonio Finelli - Ma non mi interessa la loro riconoscibilità e anche per questo lascio gli occhi vuoti, bianchi. Mi preme di più porre l'accento sulla pelle, e lasciare che siano le rughe o i dufetti a parlare del vissuto di questi signore e signori che ho ritratto". Antonio Finelli, poco più che trent'enne, è uno degli artisti più interessanti della sua generazione. Lavora da sempre a ritrarre volti senza tempo, sfiorando la raffinatezza della pittura del Rinascimento e l’interiorità dell’Ottocento. I suoi volti infatti sbucano da una pagina bianca, sono disegni che sembrano istantanee fotografiche essenziali e pure. "Ecce Homo" è una sequenza di autoritratti eseguiti con grafite su carta, narrano i segni del tempo, e i tracciati che il tempo disegna sulla nostra pelle.

Nel testo critico che affianca la mostra, Vittorio Sgarbi scrive: " La matita scruta, definisce, incide; la carta bianca si anima di forma, e vive. Nella serie presentata in questa occasione, Finelli sceglie come modelli volti di persone anziane solcati dalle rughe: sono persone conosciute, di un mondo destinato rapidamente a scomparire. Ma ora, per sempre, eternate nel segno di Finelli. I vecchi sono il popolo, un mondo di persone vicine, destinate a estinguersi, e di cui egli intende commemorare l’esistenza, nel suo perduto Molise, come in ogni luogo del mondo. Le giovinezze sono diverse, nuove, vitali. La vecchiaia ci fa uguali. Ma non vuole rischiare di ridurre la sua impresa a quella di uno scienziato o di un antropologo; e così, sul piano creativo, ricorre al non finito".

Fino al 30 dicembre.