Firenze, 4 aprile 2017 - E’ notte, suona la campanella. L’altoparlante chiama la squadra. Pochi secondi e sei in piedi, ti vesti: ti ritrovi sulla partenza fianco a fianco con gli altri, stretti in un city, nomex, elmo, guanti, la sirena che urla, il blu dei lampeggianti. Il capo squadra dà disposizioni e spiega cosa stiamo andando a fare, è lui sempre e comunque il punto di riferimento. Il freddo si fa sentire, l’aria passa da tutte le parti, quando piove sembra che lì dentro piova ancora di più. Sale l’adrenalina, siamo pronti come sempre a non tirarsi indietro mai. Quando sei tra quel fumo, con l’autorespiratore addosso, la lampada a illuminare il nulla perché il fumo è cosi denso che non vedi che a pochi centimetri, il calore è cosi forte che l’elmo diventa incandescente. Spegnere il fuoco alla fine è la cosa più semplice. E’ tutto il resto, la preparazione, il modo di aggredire l’incendio. Sta lì la differenza di chi conosce il fuoco e di chi s’improvvisa. Quello che unisce i vigili del fuoco in amicizie che durano una vita è la fiducia l’uno dell’altro e il sapere che la tua vita può dipendere da loro e la loro dalla tua. Nonostante parlare con le maschere sia quasi impossibile ci parliamo a gesti a sguardi. Con qualcuno non andrai mai d’accordo ma lì dentro in quel momento è un tuo fratello, è un cameratismo che cresce con gli anni, è lo sguardo che conosci durante gli incidenti stradali, quello con cui ci passiamo la rabbia la delusione. Nei momenti difficili non ti pesa l’età, pagherai tutto dopo negli anni, le notti senza dormire, le giornate di pioggia senza fine o in zone colpite da terremoti o alluvioni. Giorni che ti restano dentro per sempre, i ricordi dei colleghi con cui hai condiviso tutto. Noi siamo tutti così, vigili del fuoco, cresciuti insieme. Arriverà il tempo di andare in pensione, di appendere quell’elmo al chiodo, ma il tuo cuore quello resterà sempre lo stesso, quello di un pompiere.

* vigile del fuoco