Firenze, 8 giugno 2017 - Un sorriso (molto misurato) torna sulla panchina della Fiorentina. Dopo una stagione e mezzo di musi lunghi con Paulo Sousa (ma va ricordato che nei primi sei mesi anche il portoghese sorrideva ed entusiasmava) con Stefano Pioli c'è un allenatore entusiasta di sedere su quella panchina. "L'ho sempre sognato" ha detto il tecnico emiliano, facendo riferimento alla sua esperienza di sei stagioni alla Fiorentina come giocatori, con compagni di squadra di tutto rilievo, da Baggio a Dunga solo per citarne due, e un maestro di calcio come Claudio Ranieri.

Pioli deve essere consapevole che la sua espressione non è mai particolarmente sorridente e infatti in conferenza stampa esordisce così: "Spero che dalla mia faccia si veda la mia felicità". E, in effetti, dietro quell'espressione sempre controllata, Pioli appare davvero felice.

Certo, le dichiarazioni di allenatori e giocatori al loro arrivo in una squadra nuova sono sempre improntate al "non vorrei essere in nessun altro posto se non qui", ma l'entusiasmo di Pioli sembra genuino e lascia ben sperare. Pioli è legato a Firenze per i suoi trascorsi, deve rifarsi dopo l'esonero (ingiusto) all'Inter e vuole cancellare quell'immagine di allenatore girovago che non ha ancora vinto un trofeo. Ottimo punto di partenza è il voler vincere a Firenze e restare a lungo in riva all'Arno. 

L'entusiasmo, però, non può essere da una parte sola, seppur una parte importante come l'allenatore. A questo "nuovo ciclo" come si è detto in conferenza stampa devono credere tutti: la società (allestendo una squadra competitiva e di prospettiva), i giocatori (giustamente Pioli dice di non voler convincere nessuno: resti o venga qui chi è felice di vestire la maglia viola) e i tifosi, voltando pagina dopo le delusioni degli ultimi mesi.

Solo con l'impegno di tutte queste componenti così i sorrisi di giugno non sfioriranno nel prossimo inverno e non si muteranno in musi lunghi.