Firenze, 14 gennaio 2016 - Chi è Cheiktidian Diaw, il giovane senegalese fermato stanotte per l'omicidio di Ashley Olsen? Di lui sappiamo che ha 27 anni, è arrivato in Italia da pochi mesi, senza permesso di soggiorno, per raggiungere il fratello col quale vive a Firenze in via Andrea Del Castagno. "Il giovane è del tutto sconosciuto alla polizia, incensurato",  ha spiegato il procuratore Creazzo e, contrariamente a quanto era emerso in questi giorni, è stato smentito dalla Procura che fosse 'uno spacciatore'.

Il senegalese, per vivere si arrangiava con 'piccoli lavori' come la distribuzione di volantini per pubblicizzare locali e discoteche. Diaw, un ragazzo da un profilo Facebook apparentemente normale: qualche selfie... un vezzo comune tra i ventenni o poco più. Lo scatto con qualche scarpa griffata, con cappellini da rapper, sguardo da duro, ma insomma niente di inquietante nella sua  'casa' virtuale, o niente che lasciasse pensare all'habitat di un potenziale assassino. Un post datato 28 novembre 2015, oggi, a distanza di oltre un anno, suona invece quasi sinistro e macabro: "La vie est trop courte pour se lever le matin avec des regrets. Alors, aime les personnes qui vous traitent bien, et oubliez celles qui ne le font pas" (La vita è troppo breve per alzarsi la mattina con dei rimpianti, allora ama le persone che ti trattano bene e dimentica chi non lo fa).

E Diaw, come ha raccontato agli inquirenti, ha avuto tanta, tantissima rabbia per chi "non gli ha voluto bene", per chi, secondo lui, lo ha scacciato come un animale: Ashley. Racconta lo stesso senegalese, in questura, che dopo il rapporto sessuale consenziente la statunitense lo ha cacciato di casa: "Vattene via, arriva il mio fidanzato". Ecco allora che scatta la gelosia e l'ira del 27enne, che grida: "Non sono mica un cane".

Da lì a poco sbatte la ragazza, minuta e indifesa, violentemente a terra fino a procurarle un doppio trauma cranico, già quello sufficiente a ucciderla. Solo allora l'avrebbe poi strangolata con un cavetto. Tanta ferocia in un volto che sembra quasi angelico. Perché? Effetto devastante di un mix di droghe? Le domande senza risposta sono ancora tante, troppe.

Da fonti investigative fanno sapere che Cheik non solo non ha tentato la fuga dopo il delitto ma, probabilmente, era in uno stato psicologico tale che avrebbe confessato spontaneamente. Nei giorni successivi all'omicidio è stato visto entrare e uscire dal proprio appartamento di via Andrea Del Castagno, sortite che sono diminuite col passare del tempo fino ad isolarsi in casa, dove è stato fermato dalle forze dell'ordine. Una sorta di pentimento? Intanto si trova nel carcere fiorentino di Sollicciano con l'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà per aver agito nei confronti di un soggetto di 'minorata difesa', molto più debole.

serena valecchi