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La guerra dei prezzi fa più leggera la spesa

Firenze è la città dove il carrello di alimentari costa meno, grazie alla concorrenza tra catene: risparmi fino a 1900 euro per le famiglie e oltre il 5% di ribassi. Indice di prezzo medio del carrello in Toscana è di 94,5, cinque punti meno della media italiana e 10 meno rispetto alla regione più cara. Timori però per l'autunno

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Supermercato (Foto Cristini) Firenze, 13 agosto 2009 - E’ da anni, ormai, che i fiorentini beneficiano della concorrenza tra Esselunga e Coop. Anche quando i prezzi erano alle stelle, a Firenze si poteva comprare nei punti vendita della grande distribuzione senza spendere grosse cifre. Già nel 2006, secondo la consueta indagine di Altroconsumo, che mette a confronto una quarantina di città italiane, Firenze era risultata la meno cara dello «Stivale», con una spesa media, per una famiglia tipo, pari a 5mila euro l’anno e un risparmio di 1.300 euro. Con la crisi, la contrazione dei consumi e il conseguente ribasso dei prezzi, Firenze si conferma, a tre anni di distanza, la più economica d’Italia.

 

E oggi fare la spesa costa sempre meno, anche se i carrelli sono sempre più pieni. Se infatti la spesa annua di una famiglia si aggira oggi sui 6mila euro – e dunque presumibilmente si compra di più – il risparmio è salito a 1.900 euro annui rispetto alle altre città d’Italia. Anche i dati dell’osservatorio prezzi Opus di Nielsen Panel vanno nella stessa direzione. Nella nostra regione l’indice di prezzo medio del carrello è 94,5, ovvero 5 punti meno della media italiana e oltre 10 meno rispetto alla Valle d’Aosta, la più cara d’Italia.
Così a Firenze, il risparmio è servito.

 

Ma per rendersi conto se, effettivamente, sui prezzi dei generi alimentari la nostra città sia davvero la più conveniente, siamo stati a fare la spesa al supermercato Esselunga di Novoli. Dove abbiamo acquistato tutto l’occorrente per colazione, pranzo e cena per un paio di persone: un litro di latte, fette biscottate, un filone di pane, spaghetti, un barattolo di sugo al pomodoro già pronto, tre orate di allevamento provenienti dalla Grecia, una confezione di petto di pollo a fette, una busta di insalata mista (già lavata e asciugata), un chilo di pesche noci e otto vasetti di yogurt. Totale: 23 euro e 3 centesimi. Non male. Soprattutto considerando il fatto che avevamo dimenticato a casa la carta socio. Che permette di raccogliere punti e usufruire di sconti immediati del 20, 30, 50% e anche più.

 

Confrontando, poi, i prezzi di questi giorni con quelli dell’estate scorsa, saltano agli occhi i ribassi di alcuni prodotti che abbiamo acquistato. Come latte e pasta, che un paio di anni fa registravano rialzi a causa dei rincari della materia prima. Il latte intero, in particolare, è calato del 3,8% e la pasta di semola di grano duro del 2,2%. Ancora di più è sceso il petto di pollo, quasi il 13% in meno, mentre il pane lo abbiamo pagato il 4% in più.
Ma il prezzo dei generi alimentari non è tutto. Se infatti le famiglie possono adesso rivolgersi alla grande distribuzione, ma anche ai mercati rionali e storici o al mercato delle opportunità della Mercafir, senza più l’ansia dei rincari, affitti, mutui, carburanti – che hanno ripreso la corsa al rialzo – tasse e balzelli sono quelli che più incidono sui redditi delle famiglie. Che oggi, di media, si sono ulteriormente ridotti, visto l’aumento esponenziale dei licenziati e dei cassaintegrati.

 

Se dunque nei prossimi mesi i carrelli saranno più pieni (si attende un ulteriore ribasso dei prezzi dei generi alimentari), per la ripresa generalizzata dei consumi ci sarà ancora parecchio da attendere. Nel frattempo, tutto quello che possiamo fare è entrare nel supermercato e comprare, senza però farsi prendere troppo la mano dai ribassi. Nell’ultimo anno Coop ed Esselunga hanno messo in campo speciali promozioni per aiutare le famiglie e fidelizzare il cliente, puntando su prodotti controllati. Ma per evitare qualche sorpresa, meglio sempre leggere con attenzione le etichette e scegliere, per esempio, i prodotti più freschi, con la scadenza più lontana, e di provenienza locale. Come fa presente Coldiretti Toscana, infatti, è preferibile acquistare prodotti di stagione e tracciabili. Non tutti sanno, ad esempio, che non essendoci l’obbligo della tracciabilità, dentro il latte a lunga conservazione, ma anche nelle mozzarelle, vanno a finire cagliate, caseine, polveri che arrivano da paesi esteri, come la Croazia e la Lituania.

Monica Pieraccini

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