Quasi cinque anni per arrivare alla sentenza definitiva, almeno in ambito sportivo, perché in caso negativo gli scenari post arbitrato avrebbero un contorno da definire in sede civile, strada complicata da prevedere
Firenze, 31 luglio 2009 - QUASI cinque anni per arrivare alla sentenza definitiva, almeno in ambito sportivo, perché in caso negativo gli scenari post arbitrato avrebbero un contorno da definire in sede civile, strada complicata da prevedere. Stamani alle 11.30 il Tas di Losanna chiuderà definitivamente la controversia milionaria avviata dal Chelsea contro il fuoriclasse romeno, trovato positivo alla cocaina nel settembre del 2004 e licenziato un mese dopo per decisione inappellabile di Abramovich, furibondo con il giocatore acquistato dal Parma nell’estate del 2003 per quasi 30 milioni di euro.
UNA SCELTA senza ritorno che ha escluso da subito il riassorbimento soft dello strappo fra la società e Mutu, come sarebbe stato forse più produttivo per lo stesso Chelsea, che ha rinunciato a un patrimonio tecnico per ottenere soddisfazione sul piano legale: la vicenda si è innescata con il licenziamento e ha avuto la prima risposta nell’agosto di un anno fa, quando la Fifa ha multato per 13,68 milioni di sterline (17,17 milioni di euro) l’ex giocatore del club inglese, la multa più alta mai sanzionata in ambito sportivo. Una sentenza choc che ha aperto la strada all’iinevitabile ricorso presentato dagli avvocati di Mutu (ben cinque) che negli scorsi mesi hanno presentato un ricorso articolatissimo e basato su molti aspetti presenti nelle leggi giuslavoristoiche inglesi. Si è sostenuta fra l’altro la tesi della discriminazione razziale, proponendo ai giudici casi simili che hanno visto coinvolti calciatori inglesi. Nessuno di loro è stato licenziato e dopo la sospensione dello stipendio nel periodo della squalifica tutti hanno potuto riprendere l’attività sportiva.
MA NEL CASO di Mutu, Abramovich ha usato il pugno durissimo, intendendo probabilmente lanciare un messaggio a tutto il mondo del calcio. Il primo round sportivo gli ha dato ragione e stamani la sentenza del Tas non lascerà spazio ad altre azioni legali in ambito sportivo. Le azioni da intraprendere sarebbero solo a livello civile, con tutte le conseguenze del caso, essendo Mutu vincolato dalla clausola compromissoria. In questo caso le parti in causa sono domiciliate in paesi diversi e per questo potrebbe entrare in gioco la convenzione di Ginevra sull’arbitrato.
PARLANDO all’Ansa, l’avvocato Rodella è rimasto vago (forse per motivi di scaramanzia). Ma in effetti anche nelle scorse settimane dal tribunale svizzero non sono mai filtrati elementi in grado di suggerire interpretazioni. «La sentenza arriva nei tempi previsti», parole di Rodella. «Per adesso non abbiamo ricevuto segnali o indiscrezioni, aspettiamo di conoscere la decisione dopodiché decideremo. Se sarà negativa, ovviamente ci opporremo, la impugneremo, insomma qualcosa faremo». Mutu ha già ricevuto in passato la solidarietà da parte della sua federazione e dal sindacato calciatori, non hanno mai nascosto l’eventualita’ di rivolgersi, se necessario, ad una corte civile.
MUTU durante il ritiro di Cortina aveva risposto a una domanda sull’attesa per la sentenza del Tas: «Non mi resta che aspettare — aveva detto il Fenomeno —. Le mie prestazioni con la Fiorentina sono svincolate da questo episodio, che mi riguarda a livello personale. Certo che se fosse confermata la sentenza di primo grado i soldi da pagare sarebbero tanti e non saprei dove trovarli...». Stamani la verità, almeno a livello di tribunale sportivo.
Angelo Giorgetti
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