E' quanto emerge dalla ricerca di opinione commissionata dalla CariFirenze alla società GfK Eurisko. In molti progettano il fututo lontano da Firenze, una città nella quale vivono spesso con un certo disagio e che considerano in qualche misura 'matrigna'
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Firenze, 2 luglio 2009 - Il futuro di molti giovani? Lontano da Firenze, una città nella quale vivono spesso con un certo disagio e che considerano in qualche misura 'matrigna'. E’ uno dei risultati più significativi della ricerca di opinione commissionata da CariFirenze alla società GfK Eurisko.
Condotta nei primi mesi di quest’anno attraverso due discussioni di gruppo con rappresentanti di segmenti non produttivi (casalinghe, pensionati, studenti) e produttivi (artigiani, commercianti, professionisti, dirigenti), la ricerca cerca di individuare e definire bisogni e aspettattive dei fiorentini. Ne esce l’immagine di una città dai molti malumori, largamente prevalenti sugli indici di positività. Che pure non sono secondari, specie in tempi di crisi economica, e così sintetizzati dalla ricerca: un benessere diffuso, servizi sociali efficienti e un volontariato radicato e ben operante.
Ma le negatività sono molto superiori e spesso incidono notevolmente sulla qualità della vita: l’invasione turistica ‘mordi e fuggi’ che consuma la città o addirittura la divora, la delinquenza, l’insicurezza e il vandalismo notturno, il traffico 'ammorbante' con il rumore e l’inquinamento, la fuga dal centro storico dei fiorentini, la sparizione delle botteghe artigiane e la loro sostituzione con attività commerciali gestite da cinesi ed extracomunitari, la perdita o il ridimensionamento di manifestazioni e iniziative storiche come la mostra dell’artigianato e una parte delle sfilate di moda. Alcuni di questi temi assommano al malumore anche un certo spirito di conservazione e una diffusa tendenza a guardare spesso all’indietro, al passato. Ma non sono novità.
L’Eurisko segnala piuttosto che dalle discussioni di gruppo sono emerse tre posizioni-atteggiamenti diversi.
La prima è rappresentato dai fiorentini doc. Sono i più scontenti e arrabbiati, quelli che in qualche modo giudicano la città come 'invivibile'. Ma, attenzione, non se ne andrebbero mai: si vive male ma la città ci appartiene, così potrebbe essere sintetizzata la loro posizione. Delusi, nostalgici del passato, iper critici nei confronti dell’amministrazione comunale, a prescindere da chi la guida, e in genere con le istituzioni ma caparbiamente legati a Firenze, ad un’idea di città che magari appartiene più alle tradizioni e a certe mitizzazioni del passato che alla realtà.
Poi ci sono i fiorentini di acquisizione, quelli che sono arrivati a Firenze per lavoro o per motivi familiari e poi sono rimasti. Anche loro condividono le valutazioni negative sulle trasformazioni della città e sono preoccupati per la qualità della vita ma appaiono più tolleranti, meno esasperati. E in qualche modo sono critici nei confronti dei fiorentini doc che reputano in molte loro manifestazioni 'esagerati'.
Infine la terza posizione-atteggiamento, quello dei giovani, doc o d’acqusizione che siano. Non del tutto inatteso, in quanto a motivazioni, ma neppure scontato. Non sono interessati alla città di una volta, vivono con un certo disagio quella di oggi perché la sentono in qualche modo estreanea, poco ospitale nei loro confronti. Non offre nulla di particolare ai giovani, sottolineano, locali e molte attività sono solo a misura di turisti. Così per i loro i punti di riferimento finiscono per essere i centri commerciali. Ma l’aspetto più preoccupante riguarda il futuro: in tanti lo progettano lontano dalla città 'matrigna' che, dice la ricerca, non odiano ma neppure amano, forse perché davvero non si sentono amati.
Pierandrea Vanni
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