Firenze, 1 luglio 2009 - Da una parte le polemiche, il maledetto tritume del 'dopo' di ogni tragedia che, ogni volta, ci sbatte in faccia la certificazione di un’irresponsabilità diffusa, il fantasma inafferrabile di un’inefficienza e di un menefreghismo che allarga sempre di più i suoi confini. Un tempo solo nazionali, oggi più che mai globali. Dall’altra l’umanità straziante e pietosa della nostra gente, colpita nell’intimità dei suoi affetti privati eppur così generosa nello straordinario senso pubblico di appartenenza a una comunità indifesa e offesa.
Due mondi sempre più lontani, verticalmente divisi da due modi completamente diversi di interpretare l’etica pubblica in questa interminabile stagione impastata e impestata di egoismo, cupidigia, vanità.
Il treno della morte di Viareggio è un simbolo di questo tempo: binari e motrice italiani, convoglio di cisterne immatricolate in Polonia, società di gestione austriaca che affitta le carrozze a mezzo mondo. In questo puzzle si smarriscono le ragioni di valori universali che si chiamano sicurezza, rispetto del prossimo, responsabilità appunto. Al soggetto X spetta la manutenzione, al soggetto Y la verifica, al soggetto Z il controllo. Ma, alla fine, sotto l’etereo patrocinio di un’Europa efficiente e solidale solo nella moltiplicazione delle sue cervellotiche farraginosità burocratiche, tutti sono in grado di sfuggire a tutto.
Ora si dice quel che il buonsenso dovrebbe imporre da sempre: bisogna rivedere le norme dell’Unione Europea che (non) regolano i trasporti nel territorio comunitario; bisogna rivedere le applicazioni nazionali di quelle direttive; bisogna rivedere gli standard di sicurezza domestici e comunitari.
Un sacco di cose si dovranno rivedere. Come un sacco di cose, europee e nazionali, dovevano essere già riviste, per esempio, dopo le tragedie provocate dai Tir che soprattutto dall’Est ex comunista, sono arrivati e continuano ad arrivare in Italia in condizioni da terzo mondo. O di fronte alle quotidiane violazioni che si giustificano in nome di una libertà di circolazione delle persone e delle merci. Che, in queste condizioni, senza controlli e controllori ben stabiliti e identificati, rischia ogni giorno di più di diventare, libertà di fare il proprio comodo. Fino al punto di uccidere.
Giuseppe Mascambruno
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