Le bancarelle di venditori ambulanti fanno arrabbiare i commercianti di Borgo dei Greci, i pellettieri poi, e pure i residenti che vedono svilito il 'loro borgo'. Stretto, raccolto, salottiero: così lo vorrebbero. Chi ora vive qui, pensa che l’amministrazione dovrebbe tutelare Borgo dei Greci
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Firenze, 25 marzo 2009 - Otto bancarelle di venditori ambulanti otto. Poche, molte, non importa: fanno arrabbiare i commercianti di Borgo dei Greci, i pellettieri poi, e pure i residenti che vedono svilito il 'loro borgo'. Stretto, raccolto, salottiero: così lo vorrebbero. Meglio, lo ri-vorrebbero. Vero è che nel Medioevo i borghi erano ai margini della città, abitati da persone in speranzosa attesa di diventare cittadini effettivi. E quando si espandevano troppo, venivano inglobati. Così veniva concessa la cittadinanza agli abitanti della 'zona borghese'. Ma è storia vecchia. Chi ora vive qui, chi ci lavora perché proprietario di negozi quasi storici pensa che l’amministrazione dovrebbe tutelare Borgo dei Greci alla stregua dei ’luoghi di culto’.
Invece. "Le bancarelle? Ai mercati, ai mercati, non in mezzo alla strada" tuona Gianluca Lucchi, 45 anni, dall’86 titolare coi genitori della ’Bottega Fiorentina’, sostenitore del Comitato ’Santa Croce’, l’ennesimo costituito in città in opposizione a tante scelte dell’amministrazione "Che senso ha metterle qui? Il Comune ci aveva garantito che il trasferimento delle postazioni da via dei Gondi sarebbe stato provvisorio. Che sarebbero state sistemate in San Firenze. Ma proprietari e gestori dei banchi si sono lamentati: ’In Borgo dei Greci’ si fanno più affari’. E sono ancora qui. Per questo abbiamo fatto ricorso al Tar".
Problema commerciale, di concorrenza più o meno leale? "Certo. Noi come tasse e imposte paghiamo tre volte tanto rispetto a loro. E incassiamo tre volte meno di prima. I banchi coprono i negozi alla vista dei turisti. Guardi queste foto: le ho scattate io stesso" Ce n’è anche per i venditori abusivi che quando non vendono fanno scappare i turisti a forza di inseguirli. "Li insultano. Gli ho detto: ’ragazzi non si fa così’. Quando arriva la polizia scappano a branchi, fanno cascare le persone, qualcuno si è fatto male". C’è un danno anche all’immagine. Natalino Sarti ricorda che "questo è un passaggio obbligato di tanti turisti. Tanti stranieri si segnano. Dicono ’ma in che stato è ridotta Firenze. Abbiamo sbagliato a non andare davanti al Comune e a urlare e a protestare come i bancarellari".
Carlo Prodi le sue critiche le ha messe nero su bianco in una lettera dai toni pacati, ma fermi, inviata alla Nazione: "I banchi cominciano ad arrivare verso le 6 e rimangono fino a sera. Devono occupare un certo metraggio, ne occupano quasi il doppio ostruendo la strada». Si è creata «un’orribile vista da suk. Hanno avuto la moratoria fino a novembre: siamo a marzo e nulla è cambiato. Ma naturalmente sotto elezioni passa tutto in sott’ordine...".
I cassonetti, altro tormento. Ognuno li vorrebbe 'più in là' dove lo spazio del vicino è sempre più verde. "Basterebbe farli più piccoli e pulire di più le strade" dicono tanti. Per Matteo Peruzzi, 24 anni - titolare di 'Oibò', locale trendy (colazione, pranzo, apericena, complimenti ad architetto e arredatore) aperto da un anno e mezzo a inizio via, con sfolgorante veduta di Santa Croce - per Matteo Peruzzi, si diceva, i cassonetti sono un incubo. Spesso stracolmi, gli sono già costati una multa. "Una notte i cassonetti erano pieni, andammo a buttare i rifiuti in quelli di via dell’Anguillara e via Torta. Qualche anima bella chiamò i vigili, che controllarono i sacchetti. Trovarono dentro i nostri scontrini e ci appiopparono la multa. Non discuto i controlli. Ci mettano però nella condizione di rispettare le norme".
I controlli, nota dolente di gestori e proprietari dei locali: "Una volta - continua Peruzzi - ci siamo intrattenuti dopo le 2 (si chiude a quell’ora perché non si può più servire alcolici, e siccome tutti vogliono alcolici, è meglio non cadere in tentazione...) e i vigili ci hanno contestato che eravamo ancora dentro. Ma stavamo facendo le pulizie interne, rimettendo in ordine!" Le rimostranze variano. "Certo non ci sarà il silenzio di prima, pur avendo insonorizzato il locale. Però grazie a noi gli spacciatori si sono allontanati. Prima nascondevano le bustine nelle tende dei negozi...". Sulle bancarelle Peruzzi concorda: disturbano. "Ci chiudono. Quasi non riusciamo a entrare e a uscire dalle porte secondarie. E quando lo facciamo notare, quelli sbuffano pure".
E dire che anche i ’banchisti’ non sembrano entusiasti della collocazione. Walke de Santana, 43 anni, brasiliano, è gestore di banco. "Sarebbe più opportuno stare sul Lungarno Archibugieri. Un posto perfetto, al coperto. Venderemmo di più anche noi. Ma ora ci sono i marocchini". Altri non rispondono alle nostre domande. C’è poi chi, tra i venditori abusivi, alla vista del fotografo prende e nasconde la mercanzia nei cassonetti della spazzatura, per ritornare a prenderla dopo ogni passaggio di vigili o polizia.
Strada pedonalizzata, Borgo dei Greci, nel tratto fra piazza S.Firenze e via Del Parlascio, ma per Emanuele Corti, 37 anni, è un una pedonalizzazione fasulla: "La notte è terra di nessuno. I locali notturni? Per me portano altro degrado. C’è gente che fa la pipì ovunque, io rimbianco i muri del palazzo ogni due mesi. Non sono esercente, ma qui c’è stata una proliferazione di abusivi, che occupano anche i posti riservati agli invalidi. C’è poi una questione di tabelle merceologiche: c’è chi paga 300 euro al mese, chi 3000. Mi risulta inoltre che da regolamento è previsto, anche nel caso di una sola sanzione, l’immediato ricollocamento delle bancarelle in San Firenze. Sanzioni ce ne sono state, di spostamenti neanche l’ombra".
Giovanni Spano
Domani, giovedì 26 marzo, prosegue all’Auditorium Stensen (viale Don Minzoni 25, ingresso libero) la rassegna sui diritti umani di Amnesty International. Alle ore 21.00 verrà proiettato ‘Non uno di meno’ di Zhang Yimou (vincitore del Leone d’oro a Venezia alla 56° Mostra)