Tre professionisti facevano firmare i certificati per l'attività sportiva a giovani specializzandi. Quattro assoluzioni con formula piena e tre condanne con pene comprese fra i due anni e tre anni e mezzo di reclusione. All’Azienda sanitaria locale, che si era costituita in giudizio come parte offesa, sono stati riconosciuti 25mila euro di provvisionale a titolo di risarcimento del danno
Firenze, 28 febbraio 2009 - Quattro assoluzioni con formula piena e tre condanne con pene comprese fra i due anni e tre anni e mezzo di reclusione. All’Azienda sanitaria locale, che si era costituita in giudizio come parte offesa, sono stati riconosciuti 25mila euro di provvisionale a titolo di risarcimento del danno.
Si è concluso così, a 8 anni di distanza dalla nascita dell’inchiesta, il processo per falso, abuso d’ufficio e associazione per delinquere finalizzata alla truffa che ha portato sul banco degli imputati sette medici sportivi della provincia di Firenze.
Tre professionisti erano già stati prosciolti dal gup Rosario Lupo in sede di udienza preliminare. Gli altri sette, invece, erano stati rinviati a giudizio. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giulio Monferini, esplose nel 2003, quando due dei medici coinvolti nelle indagini furono arrestati dai carabinieri.
Nel mirino degli investigatori, una serie di irregolarità nelle visite per l’abilitazione alle attività sportive agonistiche che dovevano essere rimborsate dall’Asl e che si svolgevano in due centri privati della provincia di Firenze. Secondo l’accusa, alcune visite sarebbero state effettuate da dottori non specializzati. In altri casi, invece, si sarebbe trattato di medici sportivi dell’Asl che non avrebbero potuto esercitare in ambito privato.
Ventisei indagati, certificati medici facili rilasciati al termine di visite fittizie e funzionari pubblici compiacenti in grado di coprire o di omettere i controlli. Ma anche un livello superiore, una 'lobby di potere occulto' che avrebbe avuto la possibilità di influenzare gli indirizzi della politica sanitaria regionale.
Sembrava un terremoto, una nuova 'sanitopoli' in grado di coinvolgere professionisti, funzionari e politici. C’erano anche i testimoni da proteggere, fonti confidenziali che non avevano mancato di sottolineare nomi, cifre e circostanze.
Ma l’inchiesta sui certificati di idoneità rilasciati dai medici sportivi, partita nel 2001 e resa pubblica nel 2003, si è sgonfiata lentamente nel corso degli anni. Dei 26 indagati iniziali, sono arrivati al termine del dibattimento di primo grado 'solo' sette persone. Nessun funzionario pubblico, nessun politico compiacente. Soltanto medici. I magistrati della seconda sezione penale, presieduti dal giudice Maradei, ne hanno condannati tre e assolti quattro.
L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giulio Monferini esplose nell’ottobre di sei anni fa, quando furono arrestati due dei medici coinvolti nelle indagini. I professionisti facevano capo a due ambulatori privati della provincia di Firenze dove sarebbero state effettuate visite mediche annuali per l’attività agonistica in violazione di alcune norme della legge regionale che regola il settore.
Nei due ambulatori si sarebbero tenute fino a settanta visite a pomeriggio, mentre la legge prevedeva una media di 45 minuti per ciascuna visita. Inoltre sarebbero stati impiegati medici non iscritti allo speciale registro o giovani specializzandi in medicina sportiva. Non si tratta di un particolare di poco conto, perchè l’accusa di truffa contestata dagli investigatori avrebbe fatto riferimento proprio all’impiego di personale non qualificato: gli specializzandi - che avrebbero firmato i certificati di idoneità per conto dei titolari delle autorizzazioni regionali - sarebbero stati pagati fra gli 8 e i 13 euro, mentre l’Asl riconosceva ai titolari degli ambulatori una media di 46 euro a visita.
Gli investigatori della polizia giudiziaria svolsero complesse indagini, fingendosi clienti e sottoponendosi anche alle visite mediche. In base ai loro accertamento, in quattro anni, sarebbero stati 'lucrati' all’Asl e al servizio sanitario nazionale due miliardi e mezzo delle vecchie lire. A seguito dell’inchiesta, nove medici vennero temporaneamente sospesi dalla professione, mentre la stessa Asl revocò subito le convenzioni con i due poliambulatori in cui venivano svolte le visite d’idoneità sospette.
Alla fine i reati sono rimasti, ma il castello accusatorio, duramente contestato dagli avvocati Taddeucci Sassolini, Flora, Lucibello, Ermini, Pinucci e Zilletti, si è disgregato lentamente. Tanto che il procedimento si è concluso con tre condanne e con un risarcimento all’Asl di 25mila euro.
Cosimo Zetti
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