Arrestato dalla polizia a Prato il cinese di 31 anni che aveva ucciso con una coltellata la moglie di 28 dopo una lite a San Donnino. L’uomo ha confessato: agli agenti della Mobile ha detto di aver ucciso "perché lei non mi voleva dare più soldi per giocare al videopoker"
Firenze, 27 febbraio 2009 - Giubbotto bianco con cappuccio, jeans, sembra ipnotizzato. Seduto con le mani tra le gambe, guarda fisso la parete degli uffici della questura senza muovere un muscolo. Niente pare in grado di turbarlo nella sua ‘assenza’.
L’assassino aveva cercato di fuggire attraverso i tetti di un capannone, a Oste di Montemurlo a Prato dove vivono numerosi connazionali che gli avevano offerto ospitalità. Braccato dagli uomini della Squadra Mobile diretta Filippo Ferri con l’ausilio di agenti delle Volanti della Questura di Prato, Yuge Zhou, 31 anni, clandestino e senza fissa dimora, accusato dell’omicidio della moglie di 28 anni, Xiaoyam Hu, è stato circondato ed arrestato per omicidio volontario con aggravanti.
Qualche ora prima, in via Pistoiese 179, l’uomo, dopo l’ennesimo litigio con la moglie dalla quale ha avuto una figlia di dieci mesi, aveva impugnato un coltellaccio con lama di 30 centimetri e l’aveva affondato nell’addome della donna uccidendola per poi darsi alla fuga cercando di far perdere le tracce.
Gli agenti nel raccogliere i primi elementi hanno avuto, da alcuni testimoni presenti, indicazioni su persone e luoghi presso cui l’assassino avrebbe potuto nascondersi. E’ iniziata così la caccia all’uomo che ha portato il commissario Alfonso Di Martino e gli uomini della Mobile, alle 5 di ieri mattina, fino al capannone dove l’uomo si era nascosto.
Individuato il rifugio gli agenti hanno circondato la zona e hanno fatto irruzione. Il cinese nell’ulteriore tentativo di sottrarsi alla cattura è salito sul tetto del capannone dove i poliziotti hanno trovato altre due donne, fuggite perché clandestine, ma è stato bloccato.
L’aggressione mortale è avvenuta nel corso di un litigio scoppiato per futili motivi nel laboratorio della Chinatown fiorentina. La squadra Mobile ha ricostruito il comportamento dell’uomo: non lavorava, spesso si assentava da casa ed era dominato dal vizio di giocare ai videopoker. Tutto questo era motivo di scontro frequente fra i coniugi. L’altra sera nell’androne del laboratorio di via Pistoiese dove la donna lavorava durante l’ennesima lite, l’uomo ha chiesto alla moglie soldi per giocare, per l’ennesima volta.
Lei gli ha detto di no così l’uomo ha afferrato da dietro alla gola la moglie, impugnando con la destra un coltello da cucina trovato lì su una mensola. Al culmine della rabbia ha affondato la lama nel corpo di lei, tra il polmone destro e il fegato. A quel punto è intervenuto un cognato della vittima e il marito è fuggito.
La donna è stata trasportata a Careggi, dove è morta poco dopo il ricovero. Il marito è scappato a piedi per un tratto, poi ha telefonato e si è fatto venire a prendere da amici. Insieme sono andati a mangiare un panino, tranquillamente, poi si è fatto accompagnare in auto a Oste di Montemurlo, a circa 30 km, dove si è nascosto in un laboratorio di abbigliamento gestito da suoi connazionali.
E’ qui che gli investigatori lo hanno scoperto, inseguito, placcato e arrestato. Gli investigatori hanno anche recuperato il coltello che l’uomo aveva gettato in un cassonetto dei rifiuti a San Donnino, a poca distanza dal luogo del delitto. E’ stato lo stesso Zhou a portare gli agenti sul posto e a indicare il cassonetto esatto.
La vittima che era regolare in Italia dal 2006, gestiva il laboratorio di pelletteria dov’è avvenuto il delitto insieme ad altri parenti, fra cui una sorella, e in questo periodo lavorava sodo per pagare i debiti contratti con parenti e conoscenti che li avevano aiutati economicamente in occasione delle nozze avvenute a Brescia circa due anni fa con rito cinese.
am ag
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