In dieci anni il numero dei sinistri denunciati alle assicurazioni, sia a carico dei medici che delle strutture sanitarie, è passato da 17 a 28mila. Le cause nei confronti dei camici bianchi sono quasi triplicate, mentre l’80 per cento dei medici è costretto a subire un processo penale o civile durante la propria carriera
Firenze, 21 gennaio 2009 - In dieci anni il numero dei sinistri denunciati alle assicurazioni, sia a carico dei medici che delle strutture sanitarie, è passato da 17 a 28mila. Le cause nei confronti dei camici bianchi sono quasi triplicate, mentre l’80 per cento dei medici è costretto a subire un processo penale o civile durante la propria carriera.
I numeri dipingono una cartegoria che, a tener conto delle cifre, sembra essere finita nel mirino dei pazienti e degli avvocati che ne tutelano gli interessi. E anche a Firenze la situazione ricalca il dato nazionale. "Abbiamo registrato una crescita nelle richieste di risarcimento" conferma Laura Cipriani, dirigente dell’ufficio legale della Asl 10.
"Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo esaminato 148 casi e ne abbiamo chiusi 86 in sede extragiudiziale, ma è necessario tenere anche conto di quanti chiedono il risarcimento in relazione al semplice smarrimento di una giacca".
Le cause, il dato è innegabile, sono effettivamente in aumento, ma le cause dell’aumento non sono frutto di una guerra fra categorie. Il paziente è diventato più critico e, forse, qualcuno che cerca di approfittare della situazione c’è davvero.
Una volta erano le punizioni corporali. Oggi, se va bene, otto medici su dieci, sono costretti a comparire in tribunale. Dal taglio della mano, alla condanna o al risarcimento del danno, il passo è considerevole, ma se teniamo conto del notevole aumento dei processi a carico dei medici sorge il sospetto di uno strano accanimento.
Le cause sono cresciute del 148 per cento in dieci anni e solo due medici su dieci riescono ad arrivare a fine carriera senza mai finire in tribunale. Che i camici bianchi siano diventati tutti asini? Non è proprio così. Che si tratti di un tiro al bersaglio contro la categoria? Neppure, anche se la legge italiana agevola in qualche caso la via del contenzioso.
Secondo Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami, l’associazione dei medici trascinati ingiustamente in tribunale, "il trend maturato negli ultimi anni sta diventando davvero insostenibile. I medici non hanno molte difese. Se un paziente ritiene di aver subito un danno denuncia l’accaduto ai carabinieri. Poi, dopo le indagini, si arriva anche al processo e alla costituzione di parte civile. Al cittadino non costa niente e se anche il processo si conclude con l’assoluzione del medico, restano tre, quattro o cinque anni di gogna, anche mediatica, con il fiato sul collo di un procedimento penale. Abbiamo chiesto l’instituzione di un osservatorio sul contenzioso medico-legale, ma non esistono numeri che fotografano davvero il fenomeno. La verità è che ci sono troppi interessi in ballo. Scoprire che un medico sbaglia poco non giova a nessuno".
Maggiorotti si riferisce alle agenzie di risarcimento danni che offrono anche un’assistenza legale gratuita in cambio del 25 per cento del risarcimento dei danni erogato e alle liberalizzazioni del ministro Bersani che, che con l’abolizione del divieto dei «patti in quota lite», ha dato di fatto il via libera alla spartizione del risarcimento fra legale e cliente.
"Il decreto Bersani risale alla metà del 2006" spiega l’avvocato Roberto Russo, presidente dell’Ordine degli avvocati di Firenze. "Mettere in relazione il decreto con l’aumento delle cause contro i medici mi sembra francamente un po’ azzardato. Non siamo in America, dove i legali si fanno pubblicità sui cartelloni all’esterno degli ospedali. La verità è che l’errore medico non è più subito dal paziente in modo passivo. Oggi il paziente è molto più critico e il medico non è più il santone o lo stregone di una volta. E’ vero, le cause contro i medici sono aumentate, ma è anche vero che la maggior parte dei procedimenti si conclude con una condanna. Per capire bene i contorni del fenomeno - conclude Russo - è doveroso sottolineare che la querela rappresenta spesso uno strumento di pressione sull’assicurazione per arrivare in tempi più brevi ad una transazione".
"Non abbiamo mai monitorato il fenomeno dell’aumento del contenzioso medico-legale e del ricorso indiscriminato alle possibilità che offre il decreto Bersani" spiega Gianluca Gambogi, penalista e vicepresidente dell’ordine degli avvocati. "Escludo, comunque, che, almeno nell’ambito del Foro fiorentino, possano essersi verificati casi di strumentalizzazione della legge per arrivare a alla spartizione del risarcimento dei danni con il cliente".
In realtà non esiste un tiro al bersaglio nei confronti della categoria medica e non esiste neppure una guerra fra toghe e camici bianchi. La situazione è più complessa e deve tenere conto di numerosi aspetti: gli errori dei medici, perché gli errori ci sono sempre stati, la coscienza critica del paziente, il ricorso facile alla querela, e una certa deriva della professione forense che, in qualche caso, visto l’altissimo numero di legali, corre il rischio di trasformarsi in una sorta di impresa commerciale.
Cosimo Zetti
La stagione di teatro comico vede come protagonista Paolo Hendel (nella foto) che proporrà al pubblico del Saschall, fino a sabato 24 gennaio, il suo nuovo spettacolo 'Il tempo delle susine verdi'. In questo nuovo monologo Hendel torna a uno dei suoi argomenti preferiti, l’uomo. Dietro a tutto, la ricerca della felicità e il bisogno d’amore