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L'INCIDENTE

Maledetta via Pistoiese
Tre ragazzi in fin di vita

I medici li hanno strappati alla morte, lì in mezzo a via Pistoiese, in un’auto accartocciata. Tre ragazzi sono in fin di vita: due studentesse di 16 anni e un ragazzo di 19. Quando i soccorritori sono arrivati in forze, la scena era devastante: un ragazzo piangeva disperato, quattro erano intrappolati nella vettura, tre dei quali ancora in rianimazione nell'ospedale di Careggi,  il quarto ragazzo è ricoverato in rianimazione a Torregalli

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Firenze, 7 gennaio 2009 - Tre ragazzi in fin di vita, due studentesse di 16 anni e un diciannovenne ora sono agganciati a un minuto attaccato a quello successivo. I medici li hanno strappati alla morte una prima volta, lì in mezzo a via Pistoiese, una strada maledetta, in un’auto accartocciata come una sigaretta fumata troppo in fretta. Un’ora, un’ora e mezzo di rianimazione tra le luci delle fotoeletrriche e i lampi dei mezzi di soccorso: non si potevano trasportare in ospedale così come li avevano estratti dalle lamiere i pompieri, non sarebbero arrivati in tempo viste le gravissime lesioni interne.

 

Erano in cinque amici in quella Nuova Y grigia metallizzata, due ragazze di 16 anni, il conducente della vettura, Gianmarco Tani, ventenne, un altro studente che viaggiava sul sedile posteriore con le ragazze, Mario M.. Accanto al guidatore un altro diciannovenne, Filippo S. l’unico illeso. Disperato, sotto choc, ma non ha un graffio. Al momento dell’urto dell’auto contro un albero, è stato sbalzato fuori dalla violenza dell’impatto, ha sfondato il parabrezza anteriore e si è ritrovato sdraiato e intontito tra l’asfalto e il marciapiede, in via Pistoiese angolo con via Golubovici.

 

Ha assistito in lacrime alle lunghe operazioni di soccorso degli amici. Li chiamava per nome, singhiozzando. E’ sopravvissuto perché il destino ha deciso così, perché era seduto davanti: chi stava dietro non ha avuto questa fortuna. Quando, alle 0.40 sono arrivati i soccorsi, lui era lì, impotente. La comitiva proveniva da Firenze ed era diretta a una discoteca della zona.

 

Non ci sono segni di frenata, i vigili urbani non li hanno trovati sull’asfalto ghiacciato. E a giudicare dal primo punto di impatto, l’aiuola spartitraffico quasi davanti a un ingrosso di scarpe, e dalla violenza dell’urto contro l’albero, la Lancia Y doveva viaggiare come una scheggia. Dopo aver preso l’aiuola, la macchina si è ‘alzata’ sulle due ruote di destra proseguendo la corsa senza controllo, fino allo schianto contro l’albero e un palo della segnaletica stradale.

 

Quando i soccorritori sono arrivati in forze, la scena era devastante: un ragazzo piangeva disperato, quattro erano intrappolati nella vettura. I tre dietro erano piegati in avanti in modo innaturale. Lesioni gravissime. Una delle ragazze è stata operata nella notte a neurochirurgia di Careggi; l’amico e il diciannovenne sono in rianimazione dopo il ‘miracolo’ fatto da medici e infermieri del pronto soccorso, sempre a Careggi: emorragie, traumi cerebrali e di organi interni. Sono ancora vivi, ma le loro condizioni sono definite ‘disperate’.

 

Il conducente della macchina è stato ricoverato al Nuovo San Giovanni di Dio a Torregalli. Ha lesioni alla testa e una frattura vertebrale. Nei prossimi giorni dovrà essere operato. E’ grave, ma i medici ritengono che possa farcela. Ancora non sa nulla delle condizioni dei suoi compagni di una serata allegra e spensierata. La giustizia, dall’altra parte, fa il suo corso. Deve accertare perché è avvenuto l’incidente. Se è stata la velocità eccessiva la sola causa dell’urto, se le ruote sono slittate su uno strato di ghiaccio - a mezzanotte la temperatura in città è scesa sotto lo zero di alcuni gradi - oppure se c’è dell’altro. 

 

Stavano andando in discoteca, avevano già bevuto qualcosa? Il magistrato d’urgenza, dinanzi a un episodio di questa gravità, vuole sapere anche questo, quindi sul conducente saranno valutati anche il tasso di alcol nel sangue ed eventualmente disposti accertamenti tossicologici. La legge a volte non guarda in faccia la disperazione. E la fatalità non fa sconti neppure alla giovane età.

Amadore Agostini










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