"I morti vanno lesti! - dice una vecchia ballata -. Ma io conosco dei vivi che se ne vanno più lesti anche dei morti: e sono i fiorentini". Lo scriveva Carlo Collodi - proprio lui L'editoriale di Marcello Mancini
Firenze, 4 gennaio 2009 - "I morti vanno lesti! - dice una vecchia ballata -. Ma io conosco dei vivi che se ne vanno più lesti anche dei morti: e sono i fiorentini". Lo scriveva Carlo Collodi - proprio lui: il babbo di Pinocchio - su La Nazione di un secolo e mezzo fa. Giusto nella stagione in cui nasceva il nostro giornale (1859), che contribuì con la sua voce all’unità d’Italia (1861) e racconterà le illusioni e le follie di Firenze capitale (1865) per poi raccoglierne i cocci travestiti da maledizioni e da debiti (1871).
La crisi economica di quegli anni, aggravata dall’atteggiamento del governo di Roma che non aveva voglia di risarcire Firenze per tutte le spese compiute con l’intenzione di rendere più accogliente la città, somiglia parecchio all’emergenza che ci assedia oggi. Come si dice in questi casi: quelle cronache sono di grande attualità. Ma non è solo un modo di dire. Soprattutto colpisce, ed è ammirevole, la capacità dei fiorentini - quelli, per intendersi, più lesti dei morti - che in qualche anno, fra una brontolata e qualche moccolo, rimisero a posto le casse di Palazzo Vecchio.
L’esempio lo dette il povero sindaco Ubaldino Peruzzi, quello del monumento in piazza Indipendenza dirimpettaio di Bettino Ricasoli, che per evitare la bancarotta spinse i balzelli al limite estremo possibile e poi - sfidando l’impopolarità - sospese i pagamenti a tutti i creditori del Comune: il primo era lui, che non si sottrasse al sacrificio. Il dissesto economico ci fu e non per colpa dei fiorentini nè, forse, del controverso Peruzzi, che ad ogni buon conto si beccò gli accidenti ad imperitura memoria. Ma ci fu anche il risveglio perché la città, in quegli anni ancorchè contestati, trovò la forza di voltare pagina e di coltivare molte delle istituzioni che esistono ancora oggi: l’ospedale Meyer, la stazione di Rifredi, il manicomio di San Salvi, il tempio israelitico di via Farini. La storia spesso si ripete. L’arte di brontolare accompagna i fiorentini come l’arte di creare. Lesti a criticare e a rimboccarsi le maniche.
marcello.mancini@lanazione.net
Marcello Mancini
Lucia Poli sarà il 5 gennaio (ore 17) al teatro della Pergola, protagonista dello spettacolo 'I tre porcellini', che chiude la stagione teatrale 'Su il sipario: Un ospedale da favola', promossa dalla Fondazione Meyer con la direzione artistica di Gabriella Gandon