Morto. Ucciso dal glucosio. Dosi massicce di zucchero iniettate in endovena a lui che da anni soffriva di diabete, che doveva prendere 6 dosi di insulina al giorno per sopravvivere. Morto perché qualcuno ha scambiato un' iperglicemia per ipoglicemia. E questo ‘qualcuno’ è un medico
Firenze, 3 dicembre 2008 - MORTO. Ucciso dal glucosio. Dosi massicce di zucchero iniettate in endovena a lui che da anni soffriva di diabete, che doveva prendere 6 dosi di insulina al giorno per sopravvivere.
Morto perché qualcuno ha scambiato un' iperglicemia per ipoglicemia. E questo ‘qualcuno’ è un medico. La storia di Luciano Mazzone, 75 anni, è drammatica. Ora è sul tavolo degli avvocati e dei carabinieri, raccontata in una dettagliata denuncia firmata dalla figlia, Stefania. E se la ricostruzione dei fatti dovesse essere confermata, con le testimonianze di chi ha assistito alle ultime ore di vita di Luciano e con i referti che la moglie e la figlia hanno raccolto per dimostrare quanto dicono, allora sarebbe un caso di incredibile malasanità.
«IL 5 SETTEMBRE — racconta Stefania — mio padre è entrato in coma. Abbiamo chiamato il 118 alle 9.30. L’ambulanza è arrivata alle 10.10, nonostante fosse un codice rosso, con tre volontari e una dottoressa. Il medico ci ha chiesto generiche informazioni sul suo stato di salute e se avesse mangiato pesante. Le abbiamo spiegato che no, papà aveva avuto la febbre il giorno prima, mangiava normalmente e che, soprattutto, soffriva di diabete».
Subito un volontario misura la glicemia a Luciano. La dottoressa chiede ai suoi assistenti di prendere in ambulanza le fiale di glucosato. «E’ ipoglicemia», sostiene. «Le dosi iniettate secondo lei erano insufficienti — continua Stefania — e ha detto a mia mamma di prendere 600-800 grammi di zucchero da cucina. La dottoressa lo ha fatto sciogliere a me e, per far più veloce, anche a un volontario in acqua di rubinetto. Siccome babbo non apriva la bocca, glielo ha iniettato in una vena del piede più volte».
Alla scena hanno assistito la figlia e la moglie del paziente insieme a un’amica di famiglia, accorsa in aiuto. Alle 12 la situazione si aggrava e il medico del 118 fa trasportare Luciano in ospedale. Al pronto soccorso di Careggi gli misurano la glicemia: ha 850. Muore alle 15.10, senza mai essere uscito dal coma.
«SIAMO disperati — dice Stefania —. Mia figlia di 7 anni piange di continuo per la mancanza del nonno, io e mia madre non ce ne facciamo una ragione». Nel referto medico, denuncia ancora la donna, «ho notato la macroscopica mancanza di prodotti utilizzati o infusi a mio padre. Nella cartella clinica non c’è traccia del glucosato né dello zucchero semolato sciolto con acqua del rubinetto. In molti possono testimoniare e abbiamo anche conservato i tappini del glucosato».
ORA STEFANIA e la vedova Mazzone si sono rivolte a un avvocato e all’Associazione Tutela dei diritti del malato. «Se sarà dimostrato quanto denunciano le due signore — dice il responsabile Nardo Bonomi — il caso è molto grave. Abbiamo messo in contatto la famiglia con un medico legale e un avvocato, perché abbia giustizia e perché altre persone non debbano morire per una ingiustificabile distrazione. Dovrà essere verificata anche la veridicità della cartella clinica, un documento che deve essere trasparente per dare la possibilità al cittadino di tutelarsi di fronte all’autorità giudiziaria e davanti ai medici».
Manuela Plastina
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