Tre operai precipitati il 2 ottobre scorso da un pilone in costruzione in un cantiere autostradale a Barberino di Mugello (Firenze); spiega il pm Luciana Singlitico nella comunicazione di accertamento tecnico notificata agli indagati: "La causa del cedimento sembra da attribuire ad una scorretta realizzazione del sistema di ancoraggio in conseguenza dell’utilizzo di pezzi privi dei requisiti di sicurezza previsti dalla ditta costruttrice"
Firenze, 29 novembre 2008 - La morte di Giovanni Mesiti, Rosario Caruso e Gaetano Cervicato, i tre operai precipitati il 2 ottobre da un pilone di un cantiere della variante di valico a Barberino del Mugello, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 13 persone, dieci fisiche e tre giuridiche. Si tratta di Alfonso Toto, Augusto Antonini e Alessandro Bonanni, legali rappresentanti rispettivamente di 'Toto Spa', 'Antonini Srl' e 'Manutenzione strade Srl', e di Francesco Talone, Alessandro Toscan, Dino Federici, Luigi Pagliula, Barbara Battisti, Francesco Contu e Valter Silvestri, iscritti a vario titolo come direttori, progettisti o responsabili del cantiere. Tutti sono accusati di omicidio colposo.
Le tre persone giuridiche a cui fa riferimento il pm Luciana Singlitico sono le tre imprese ('Toto', 'Antonini' e 'Manutenzione strade') che sono coinvolte nei lavori per la costruzione del pilone autostradale. In questo caso il magistrato ipotizza una loro responsabilità amministrativa derivante da illecito penale ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001. Il pm, che ha disposto un accertamento tecnico irripetibile su quel che resta della piattaforma crollata, sostiene che siano emersi profili di colpa a carico degli indagati "a causa dell’inosservanza delle norme in materia di sicurezza e, più in generale, a causa della violazione del dovere di vigilanza sulla corretta esecuzione dei lavori e delle comuni regole di diligenza, prudenza e perizia". "La causa del cedimento - spiega ancora il pm nella comunicazione di accertamento tecnico notificata agli indagati - sembra da attribuire ad una scorretta realizzazione del sistema di ancoraggio in conseguenza dell’utilizzo di pezzi privi dei requisiti di sicurezza previsti dalla ditta costruttrice".
Per questo motivo, la procura della Repubblica di Firenze ha dato incarico a due docenti universitari di ingegneria (il professor Paolo Spinelli di Firenze e il collega Paolo Cioni di Pisa), "di verificare se le anomalie riscontrate sui pezzi che facevano parte del sistema di ancoraggio (cono, barra, boccola e bullone) abbiano effettivamente causato il cedimento della pedana". Al termine dell’accertamento, che inizierà lunedì, il cantiere sotto sequestro sarà riconsegnato alle ditte per la prosecuzione dei lavori.
Cosimo Zetti
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