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IL FATTO

Il commercio cambia pelle, lo straniero dietro il banco

Su 35mila imprese registrate, 3mila sono gestite da extracomunitari. In testa alla classifica cinesi e marocchini 

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Firenze, 12 ottobre 2008 -  IL CAMBIAMENTO di una città parte dai suoi negozi. Basta passeggiare per il centro per notare che qualcosa di diverso c’è: alle antiche insegne degli esercizi storici si sono quasi ovunque sostituiti nuovi marchi, nuovi prodotti, e sempre più spesso i volti e gli accenti dei negozianti non sono certamente fiorentini.


Un variegato mondo multietnico di vetrine accoglie cittadini e turisti, soprattutto per le vie del centro. Al posto del vecchio trippaio ci sono le rosticcerie cinesi, dov’erano le trattorie toscane nascono sempre nuovi ristoranti giapponesi che sfruttano l’ultima moda chic del sushi e del sashimi, al posto delle salumerie e dei panini al lampredotto vediamo le carni appese dei kebab organizzati in catene come i fast food.
 

È una città che cambia, sempre più multietnica anche nell’offerta di abbigliamento, di scarpe, di oggettistica per la casa. Basta fare una passeggiata per via Nazionale per notare che gli occhi a mandorla son di più di quelli arrotondati.
 

Basta camminare all’ora di pranzo per le strade limitrofe a via Calzaiuoli per sentire gli odori speziati dei cibi orientali e dei kebab.
 

Negli ultimi cinque anni i commercianti stranieri a Firenze sono quasi raddoppiati: nel territorio provinciale, oltre a 34.856 imprese gestite da italiani, compaiono anche 3.445 registrate da persone straniere e impegnate soprattutto nel commercio al dettaglio (18.460), poi nel commercio all’ingrosso (15.089) e nella compravendita o manutenzione di veicoli (4803).
 

Di tutte queste imprese, la maggior parte sono di extracomunitari: 2905 negozi contro i 540 di proprietà di persone non italiane ma appartenenti alla Comunità europea. Tantissimi i cinesi, 714, seguiti da negozianti provenienti dal Marocco (316), dal Senegal (263), dall’Iran (235).
 

I cinesi sono i principali proprietari anche di ristoranti e alberghi con 94 esercizi, seguiti da egiziani (59), tedeschi (46) e iraniani (45). In totale sono 753 i ristoratori o albergatori stranieri, di cui 546 extracomunitari e 207 comunitari. Gli italiani impegnati in questo settore sono 8.541. Rari invece i negozi vietnamiti, nepalesi, indonesiani.
 

Ma la convivenza tra fiorentini e stranieri tra le vetrine sembra ormai diventata una consuetudine, anche grazie all’impegno dei nuovi commercianti nell’associazionismo.
 

«Abbiamo oltre 700 iscritti stranieri su un totale di 10 mila tra Firenze e provincia – spiega Lapo Cantini, direttore delle politiche sociali di Confesercenti -. Anche da noi sono raddoppiati negli ultimi cinque anni, soprattutto tra gli ambulanti del centro storico, di San Lorenzo e di Santa Croce, tra i commercianti di pelletteria e nella ristorazione etnica».

 

LA LORO PRESENZA nel commercio fiorentino non è più vista come un ostacolo, ma come una risorsa. «Quello del commerciante, e in particolare dell’ambulante – dice Cantini –, è un lavoro duro che pochi fiorentini delle giovani generazioni sono disposti a fare. Per questo è fondamentale l’apporto di nuove forze dall’estero».
Il problema maggiore dei nuovi negozianti stranieri è l’accesso al credito. «La lingua, la burocrazia, il rapporto con la pubblica amministrazione rischiano di scoraggiare chi vuole investire a Firenze.
 

Ma gli immigrati hanno più propensione all’investimento e al rischio rispetto agli italiani. Inoltre sono più giovani e con famiglie più numerose, fatto importante per una città come la nostra che tende a essere sempre più anziana. Abbiamo bisogno degli stranieri, naturalmente nel rispetto delle regole e delle leggi». 

Manuela Plastina










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