La piattaforma di uno dei sei piloni in costruzione ha avuto un improvviso cedimento, si è inclinata e ha fatto scivolare nel vuoto tre operai: nessuna possibilità di salvezza per i due lavoratori calabresi e un napoletano. Il magistrato ha ordinato che i corpi non venissero rimossi prima della messa in sicurezza della piattaforma
Barberino del Mugello (Firenze), 3 ottobre 2008 - Un rumore anomalo. Lo schiocco di qualcosa che si crepa e poi cede. G. A., operaio, non ha nemmeno avuto il tempo di voltarsi per capire che qualcosa di irreparabile stava accadendo. È stato l’urlo dei suoi tre compagni, che fino a lì stavano lavorando accanto a lui su quella piattaforma di assi sospesa a 30 metri sul vuoto, ad annunciargli la tragedia che stava andando a compiersi. Così G. A. non ha potuto fare altro che guardare impotente i suoi tre amici annaspare nel vuoto alla ricerca di un appiglio introvabile, prima che i loro corpi si frantumassero al suolo. Non ci si salva, nessun uomo si può salvare volando giù da 30 metri. Un’altra tragedia sul lavoro, l’ennesima di una serie tragica, si è compiuta ieri pomeriggio a Barberino del Mugello, sull’Appennino che scavalca Emilia e Toscana. Tre operai che stavano lavorando per costruire la nuova Variante di valico, destinata ad alleggerire il traffico convulso dell’Autosole del tratto appenninico, hanno perso la vita mentre stavano costruendo il primo dei sei piloni di cemento armato destinati a sostenere un viadotto della carreggiata Sud.
La morte bianca si è portata via tre uomini del Sud. Il più anziano di loro, Giovanni Mesiti, aveva 49 anni e veniva da Locri, in Calabria, dove aveva lasciato ad attenderlo una moglie e una figlia. Dalla Calabria (Sinopoli) veniva anche Rosario Caruso, 25 anni appena, mentre Gaetano Cervicato, 45, era salito in Toscana da Melito, in provincia di Napoli. Lasciando anche lui a casa una moglie e un figlio. Gente che lo stipendio se lo sudava. Da qualche mese stavano lavorando nel cantiere appenninico della "Toto costruzioni", una delle ditte che avevano vinto i lavori d’appalto della società Autostrade. Una ditta solida, tra le prime 20 imprese di costruzioni in Italia. "Una ditta sicura", continuavano a ripetere ieri gli stessi operai. Anche la Asl era di questa opinione: un’ispezione effettuata nei giorni scorsi proprio in un cantiere sull’Appennino aveva certificato che le norme di sicurezza venivano rispettate.
Così ieri, intorno alle 16, Giovanni, Rosario e Gaetano, assieme a G. A., si erano recati al lavoro nel cantiere che affianca l’Autosole. Con il montacarichi erano saliti fino alla sommità di un pilone di cemento armato e da lì, sulla piattaforma di legno sospesa a 30 metri d’altezza, avevano iniziato i lavori per preparare la prossima gettata. Un lavoro da aquile. "Solo i più coraggiosi di noi hanno il fegato per salire fin lassù", sostenevano ieri sera dopo la tragedia i colleghi addolorati. Sì, quei quattro uomini del Sud erano coraggiosi. Non potevano sapere che quel giorno ad aspettarli lassù c’era la morte. Forse un bullone che ha ceduto, forse un’asse difettosa, chissà. Improvvisamente un sostegno di quel pavimento di legno ha ceduto.
La parte finale della passerella si è dunque inclinata, divenendo uno scivolo mortale. Giovanni, Rosario e Gaetano sono precipitati così nel vuoto. Hanno urlato, ma non c’è stato niente da fare. Si sono sfracellati al suolo, mentre sopra di loro le auto sulla A1 continuavano a sfrecciare veloci e inconsapevoli del dramma che si era consumato. Solo G. A. si è salvato, perché la parte di passerella dove era poggiato non si è piegata. Un miracolato che ha visto morire i suoi tre compagni di lavoro. L’unico. Gli altri colleghi di lavoro non si sono infatti accorti di niente: "Stavo mettendo il grasso alla gru quando ho sentito una grande botta. È l’unico ricordo che ho di questa disgrazia", ha detto un altro operaio che stava lavorando a una gru.
Ma cos’è successo esattamente su quella piattaforma? "Si sarebbe verificato un disancoraggio di una parte della passerella utilizzata per la realizzazione di una delle pile del viadotto", ha spiegato tecnicamente la stessa "Toto costruzioni", che in segno di rispetto per le vittime ha sospeso immediatamente i lavori nei suoi cantieri in tutta Italia. Sarà dunque l’inchiesta della magistratura a stabilire che cos’è successo e tutti i parametri di sicurezza sono stati rispettati.
E proprio mercoledì a Bologna, Autostrade per l’Italia ha sottoscritto un accordo con la Provincia di Bologna, l’Ausl, le imprese appaltatrici e sindacati, che prevede premi in soldi ai lavoratori per coinvolgerli maggiormente nella sicurezza. Il destino quasi sempre sa essere spietato più della fantasia. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha detto che "le leggi ci sono, bisogna lavorare molto per informare e formare".
Stefano Cecchi
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