Avevano preso un'auto a noleggio, guidata da un autista indiano. L'incidente è avvenuto nel Rajasthan. La sorella Maria Claudia, 38 anni, è rimasta ferita ad una gamba e operata al rientro in Italia. Per la giovane manager fiorentina, Cristina, non c'è stato niente da fare
Firenze, 19 agosto 2008 - Nel Sud dell’India, nella città-tempio di Maturai, in un parco di una ditta che produce garze per medicazioni, cinque anni fa è stato piantato un albero. Ha un nome femminile, italiano: Cristina. In onore di Cristina Severi (nella foto), giovane ingegnere elettronico fiorentino. E proprio a pochi chilometri di distanza da quell’albero, la vita di Cristina si è spezzata. Un incidente, un altro drammatico incidente automobilistico, ha interrotto in questi giorni la giovane vita di una turista fiorentina sulle strade delle vacanze.
Cristina non ne aveva mai abbastanza di viaggiare nel mondo. Quell’albero è stato un dono di amicizia voluto per lei dai proprietari dell’azienda con la quale la trentacinquenne fiorentina, manager del settore marketing di una grande azienda internazionale con sede a Como, intratteneva rapporti di lavoro. Alla Chicco Artsana, che produce materiale paramedico, la giovane donna lavorava come manager del marketing e responsabile di un marchio molto noto, la mandava spesso all’estero, almeno 2-3 volte l’anno in Cina e poi a New York, in Texas e anche in India. In questa terra era stata tante volte. Conosceva molto bene Nuova Delhi, Bombay, tutta l’area del sud. Ma era così legata a questo Paese, come le radici di un albero alla propria terra, che aveva deciso di tornarci anche nelle uniche due settimane di ferie. Da tempo programmava questo viaggio insieme alla sorella maggiore, 38 anni, Maria Claudia, laureata in economia e commercio e dipendente del Nuovo Pignone. La sua è una famiglia molto unita: le tre sorelle nate nel giro di quattro anni e il fratello minore, dieci anni meno di Cristina, sono sempre andati d’accordo. Mamma e babbo, medico molto conosciuto in città, sono fieri dell’unità della loro famiglia. Conoscono molto bene i propri figli, la passione per i viaggi, la voglia di conoscere e scoprire nuove realtà, l’ambizione sul lavoro che aveva portato Cristina, dopo un’esperienza di due anni, a trasferirsi a Como per un ruolo di grande responsabilità in questa azienda. Ma, quando non era all’estero, il fine settimana tornava a casa, da babbo, mamma, fratelli e amici.
Tutti sapevano che a Cristina i viaggi non bastavano mai e non si erano meravigliati della volontà sua e della sorella di affrontare questa nuova avventura in India. Un’avventura ben ponderata: grazie alle conoscenze sul posto, avevano organizzato tutto, i pernottamenti, gli spostamenti. Per stare più tranquille, anzi, Cristina e Maria Claudia avevano fissato una macchina a noleggio guidata da un autista del luogo, che conosce le strade della zona e i loro pericoli. Volevano visitare la regione del Rajasthan, l’unica area ancora sconosciuta a Cristina. Erano partite il primo agosto in aereo, destinazione New Delhi. Dopo una notte trascorsa lì, sono state prelevate dalla macchina noleggiata. Per qualche giorno hanno goduto dei panorami, delle cupole, di uno stile architettonico e paesaggistico così diverso dal nostro, degli odori speziati, delle stoffe colorate nei toni del sole, del calore del clima e della gente. Chissà quanti paesaggi hanno fotografato dai sedili posteriori dell’auto a noleggio con la quale giravano per il Rajasthan. E proprio lì, all’improvviso come un tronco spezzato da un fulmine, anche la vita di Cristina si è interrotta all’improvviso. Quell’autista che avrebbe dovuto essere la loro sicurezza nel viaggio, il dieci agosto mattina, a poca distanza dalla città di Ajmer, ha perso il controllo della vettura che è andata a sbattere frontalmente contro un camion.
Lui è rimasto illeso, Maria Claudia ha riportato la frattura dell’anca sinistra e un’escoriazione all’occhio. Cristina è stata sbalzata fuori dall’auto. Ed è morta sul colpo. È stata la sorella ad avvisare i genitori: prima ricoverata in un ospedale locale, poi trasferita d’urgenza a New Delhi, è riuscita a telefonare a Firenze a babbo e mamma. E a raccontare l’incidente e la morte della sorella.Ora Maria Claudia è in Italia. Due giorni fa è stata operata da un chirurgo amico di famiglia nell’ospedale di Cortona. La convalescenza sarà lunga, ma Maria Claudia tornerà presto a casa. Anche Cristina è rientrata in Italia: l’intervento dell’ambasciata italiana in India ha permesso di riportare velocemente il suo corpo ai familiari che l’hanno sepolta nella tomba di famiglia a Deruta, la città delle maioliche in provincia di Perugia, di dove sono originari i suoi genitori.
La notizia dell’incidente si è diffusa tra amici e colleghi subito dopo Ferragosto. Tutto il gruppo di lavoro che Cristina dirigeva, i manager, la proprietà sono in lutto per la perdita una grande professionista e amica. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dalla Cina: dice il responsabile del settore per il quale lavorava, Daniele Castiglioni. I compagni del Sacro Cuore, scuola frequentata da Cristina e dai fratelli dall’asilo fino a tutto il liceo classico, e gli amici piangono per la perdita di una persona bella, non solo fisicamente, ma dentro. Cristina era solare, piena di vitalità, pulita, limpida ricorda Yuri -. Donava serenità al solo vederla. Non aveva bisogno di trucchi, era bella così.
Bella e vitale, come il giovane fusto che cresce da cinque anni nel sole del sud dell’India e che farà risuonare nel fruscio delle sue foglie il nome di Cristina.
Duccio Moschella e Manuela Plastina
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