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L'INTERVISTA AL MINISTRO MATTEOLI

"Un patto fra Stato e privati
per le nuove infrastrutture"

Altero Matteoli, titolare delle Infrastrutture e dei trasporti, arriva in visita a La Nazione, accolto dal direttore Francesco Carrassi, dopo aver parlato dalla tribuna degli industriali fiorentini assieme a Emma Marcegaglia

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MATTEOLI Firenze, 26 giugno 2008 - Ministro, le risorse pubbliche per le infrastrutture sono un bel rebus. Intanto i soldi ci sono o no?

"Se qualcuno pensa che si possa fare tutto solo con i fondi del ministero dell’Economia sbaglia di grosso. I tempi dello Stato ufficiale pagatore sono finiti".

Altero Matteoli (nella foto), titolare delle Infrastrutture e dei trasporti, arriva in visita a La Nazione, accolto dal direttore Francesco Carrassi, dopo aver parlato dalla tribuna degli industriali fiorentini assieme a Emma Marcegaglia. Nella città dove si discute, a volte da tempi immemorabili, di Alta velocità, terza corsia autostradale, tramvia e aeroporto, il tema dei finanziamenti alle opere pubbliche tiene particolarmente banco. Ma il presidente provinciale della Confindustria, Giovanni Gentile, ha anche chiesto con forza alla politica di sapere decidere e in tempi rapidi.
 

II soldi sono pochi, le cose da fare tante assieme ai ritardi da recuperare, lei che cosa pensa di mettere sul piatto?
"Un patto per le infrastrutture fra pubblico e privato, fondato sulla chiarezza. Il Governo deve assicurare una parte dei finanziamenti e dare garanzie di norme chiare e certezze nei tempi di realizzazione. I privati debbono fare la loro parte, attraverso il projet financing o altre forme di partenariato, garantendo il rispetto delle regole, compresa la sicurezza sul lavoro. Il patto deve basarsi anche su un rapporto istituzionale corretto con Regioni ed enti locali".
 

E’ possibile oggi quantificare il fabbisogno necessario, almeno per le priorità?
"Circa 120 miliardi di euro, forse più che meno".


E il governo Berlusconi quanto pensa di assicurare?
"Almeno quattordici miliardi nel triennio. Teniamo conto che ci sono residue disponibilità per diversi miliardi di euro".


Il piatto comunque piange.
"Stiamo facendo la nostra parte anche a livello europeo. A breve sarò a Lussemburgo per incontri con la banca europea di investimenti, ma serve l’apporto degli investitori privati. Ecco perché una delle priorità è assicurare un quadro normativo chiaro e coerente".


Lei viene da una città di mare: la crisi dei porti è un’altra dura realtà.
"Eppure porti come Trieste, Genova, La Spezia, Livorno hanno gradi potenzialità. Bisogna rifare la legge quadro, che aveva una buona filosofia ma non ha trovato molto attuazione. E soprattutto bisogna consentire ai porti di fare sistema".
 

Quando finirà l’odissea della Salerno-Reggio Calabria?
"Farò a breve un sopralluogo. E ho chiesto un monitoraggio costante. Le certezze delle regole e dei tempi di attuazione dei lavori riguardano ovviamente anche lo Stato".


Fra le certezze necessarie c’è anche quella di un Governo che duri e che governi davvero.
"Assieme a Maroni ho fatto parte di tutti i Governi di centrodestra dal 1992 e questo è sicuramente il più coeso e determinato".


Anche se il Mpa di Lombardo si arrabbia per le infrastrutture al Sud?
"Li capisco, ma anche loro debbono capire".


Che cosa le ricorda una città come Firenze in tema di infrastrutture?
"Che Ponte Vecchio fu costruito in tre anni. Sa quando ho proposto la prima volta l’autostrada Livorno-Civitavecchia? Nel 1970 appena eletto consigliere comunale a Livorno". 

PIERANDREA VANNI










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