La compagnia teatrale Occupazioni Farsesche, da sabato 14 giugno a lunedì 16, mette in scena la nuova produzione 'Le messe nere del Buon Ostello' di Riccardo Sottili. Lo spettacolo inaugurerà la 61esima edizione dell'Estate Fiesolana
Firenze, 12 giugno 2008 - La 61esima edizione dell'Estate Fiesolana sarà inaugurata, da sabato 14 giugno a lunedì 16, dal nuovo spettacolo di Riccardo Sottili 'Le messe nere del Buon Ostello', da 'La fame e la sete' di Eugene Ionesco, nella suggestiva cornice del tempio di Minerva nell'area archeologica.
Dopo il 'Vangelo secondo Saramago', in cui Gesù tenta invano di sottrarsi al suo destino di 'figlio prediletto' per risparmiare all'umanità la lunga storia di violenza che la Chiesa vuole imporgli; dopo la vana attesa di Giovanni Drogo nella fortezza affacciata sul 'Deserto dei Tartari' di Dino Buzzati (2007), la compagnia teatrale Occupazioni Farsesche mette in scena la nuova produzione 'Le messe nere del Buon Ostello', dove, in un passaggio di testimone ideale, un altro Giovanni arriva ormai vecchio e stanco a 'varcare la soglia', ritrovandosi in una sorta di inferno o purgatorio, come dice lo stesso Ionesco, che è il nostro stesso mondo.
Uno spettacolo che adotta un linguaggio teatrale lontano dalla narrazione, dove lo spettatore si muove in un labirinto di simboli, una riflessione sempre attuale sulla società e la sua omologazione.
'Le messe nere del Buon Ostello' è l'ultimo dei quattro episodi del testo 'La fame e la sete', scritto da Ionesco nel 1964 e andato in scena alla Comedie Francaise nel 1966 accompagnato da fischi, schiamazzi e urla. Nei primi tre episodi (La fuga, L'appuntamento, Ai piedi del muro) il protagonista Giovanni, alter ego di Ionesco, abbandona la quiete soffocante della famiglia (moglie e figlioletta appena nata), per andare alla ricerca della sua assoluta libertà, in questo viaggio consuma la sua giovinezza per giungere al momento di 'saldare il conto' alla fine della vita. Nel Buon Ostello, fratel Tarabas, con l'aiuto dei falsi monaci, lo costringe a ripercorrere con la memoria tutta la sua vita per 'quantificarla', 'valutarla' e fargli ammettere che di essa non rimane più niente di significativo.
Prima di 'presentargli il conto', gli viene anche imposto, però, di assistere alla rappresentazione di 'come funziona' il mondo: è il gioco dell'educazione e rieducazione, straordinaria invenzione di teatro nel teatro che indignò a suo tempo tanto il pubblico cattolico quanto quello di sinistra.
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