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TRASPORTI E PENDOLARI

Intercity dimezzati in Toscana
Rivolta contro Trenitalia

Otto ore di sciopero il 16 giugno, cioè il giorno dopo l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario. E’ la prima risposta di Cgil,Cisl e Uil al progetto di Trenitalia di cancellare, a partire dal 15 giugno, circa il 5O per cento degli Intercity che collegano la Toscana con il Nord e con Roma

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pendolari Firenze, 28 maggio 2008 -  Otto ore di sciopero il 16 giugno, cioè il giorno dopo l’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario. E’ la prima risposta di Cgil,Cisl e Uil al progetto di Trenitalia di cancellare, a partire dal 15 giugno, circa il 5O per cento degli Intercity che collegano la Toscana con il Nord e con Roma.

 

Un taglio ben superiore a quello previsto, e poi accantonato, ai primi di aprile e che lascerà senza collegamenti veloci stazioni come Prato, Arezzo e Chiusi e ridimensionerà ulteriormente Grosseto e Livorno. "Sarebbe una penalizzazione pesantissima per gli utenti e per i lavoratori di Trenitalia", sostiene Andrea Gambacciani, segretario regionale dei ferrovieri Cgil, che non usa mezze parole: «E’ una politica assurda e sbagliata, anche perchè almeno il 60 per cento dei treni che si intendono sopprimere sono sovvenzionati dallo Stato».

 

Se i sindacati scioperano anche perché vedono in pericolo posti di lavoro ("Avremo otti macchinisti in esubero e capitreno spostati al Nord", sostiene Gambacciani) a livello politico fioccano le proteste. Ermete Realacci, ministro dell’ambiente nel governo ombra del Pd, definisce «sconcertante» il taglio degli Intercity e preannuncia un’interrogazione urgente al ministro dei Trasporti Altero Matteoli, al quale si è rivolto anche l’onorevole Francesco Bosi (Udc) che parla di «smobilitazione dei collegamenti a medio e lungo raggio e di penalizzazione degli utenti». Le consigliere regionali Bruna Giovannini e Alessia Petraglia (Sd) sollecitano la giunta di «impegnarsi per cambiare la politica di Trenitalia ad oggi incentrata sui soli Eurostar», mentre il consigliere comunale di Firenze, Enrico Bosi (Forza Italia) chiede l’intervento del sindaco anche a fronte «della ventilata soppressione della fermata fiorentina di quattro Eurostar».

 

Ma Trenitalia non si scompone e anche se assomiglia sempre di più a Forte Apache, sembra intenzionata ad andare avanti per la sua strada. Così l’ufficio stampa delle Ferrovie tiene a far sapere, da Roma, che nulla è stato ancora deciso in modo definitivo ma per poi aggiungere che i treni a rischio-taglio «non sono previsti nei contratti di servizio e non godono di alcun finanziamento». Dunque, questa è la tesi, si reggono solo sui biglietti e poichè il loro conto economico è negativo, non resta che 'razionalizzare l’offerta'.

 

A sostegno di questa tesi si cita l’esempio di un Intercity Roma-Udine, con diverse fermate in Toscana, che registra una media di 207 viaggiatori e registra un disavanzo di 2 milioni di euro l’anno. Insomma- secondo Trenitalia - o qualcuno, governo, regione o magari province e comuni integra, oppure addio agli Intercity.

 

Restano solo il trasporto locale, pagato dalle Regioni con fondi dello Stato e propri, e e i redditizi Eurostar. Che magari potrebbero compensare il deficiti del Roma-Udine e degli altri treni del genere. Ma gli Intercity servono ai pendolari e non solo, non a Trenitalia. 

Pierandrea Vanni

 

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