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LIVORNO

Marino Marini: Il segno, la forma, l’idea

La galleria Guastalla Centro Arte di Livorno in via Roma 45, presenta  la mostra <Marino Marini: Il segno, la forma, l’idea>, 50 opere che percorrono il cammino artistico di Marino Marini attraverso i soggetti da lui trattati.

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marini LIVORNO _ In mostra circa 50 opere che percorrono il cammino artistico di Marino Marini attraverso i soggetti da lui trattati quali i cavalli, i cavalli e cavalieri, le pomone, gli acrobati, i giocolieri, i danzatori, ed anche un raro paesaggio del 1929. Sono rappresentate tutte le tecniche nelle quali Marino si è cimentato: la scultura in gesso e bronzo, la pittura, il disegno, l’ incisione e la litografia. Marino è infatti l’unico scultore del ’900 che si esprime con tutte le tecniche visuali; la sua fama è legata tanto alle sue sculture quanto alla sua attività di pittore, disegnatore, incisore. Sull'interazione tra pittura e scultura egli stesso diceva: “Il rapporto fra la mia pittura e la mia scultura è un rapporto legatissimo: non comincerei mai una scultura senza passare attraverso il colore. marini1 Non si può spiegare come nasce un’opera d’arte, perché è molto difficile, e noi stessi non lo sappiamo, ma ad un certo momento ci viene addosso un’emozione, che a certi artisti arriva in forma descrittiva e a certi altri in un mondo di colore, e, per esempio, ho un colore che mi tormenta- mettiamo un rosso, un bleu, un giallo – per cui continua questo rosso, questo bleu ad arrivarmi nella testa e io comincio a toccare su un foglio di carta questo colore, ad immaginare su questo colore dei disegni. A un certo momento questi disegni cominciano a prendere forma, la forma, e questa forma diventa vera”. E' possibile vedere le quattro monumentali sculture in rilievo per l’Arengario a Milano del 1938, una serie di importanti tecniche miste, una selezione di disegni e di incisioni e litografie originali. Sui rilievi in gesso per l’Arengario di Milano, Maria Teresa Tosi direttore della Fondazione Marino Marini di Pistoia scrive nella presentazione al volume edito per l’occasione: “I quattro rilievi in gesso destinati alla decorazione dell’Arengario di Milano ’edificio prospiciente il Duomo destinato agli organi del lavoro corporativo che avrebbe dovuto contenere un grande salone per le adunanze’, furono realizzati da Marino Marini nel 1938. Il palazzo fu progettato negli anni Trenta dagli architetti Piero Portaluppi, Giovanni Muzio, Pier Giulio Magistretti e Enrico Griffini nell’ambito di un più ampio progetto di rifacimento e abbellimento della stessa Piazza del Duomo. Parteciparono al concorso di idee per la decorazione dello stesso oltre a Marino Marini, Arturo Martini, Giacomo Manzù, Francesco Messina insieme ad altri artisti. Il tema del concorso era la celebrazione dei fasti del fascismo nella città di Milano, in quanto le autorità di regime che sovrintendevano alla realizzazione dell’Arengo avevano ideato un progetto allegorico per dimostrare la grandezza del fascismo e le sue fastose origini, rintracciabili nelle radici storiche italiane.
[… ] Il concorso di idee fu vinto da Arturo Martini che realizzò cinque bassorilievi in marmo tuttora visibili sulla facciata dell’edificio.
[…]Conoscendo la personalità artistica di Marino ci sembra che la realizzazione di queste opere sia stata per lui un’impresa titanica, vista la sua incapacità di raccontare storie e di collocare i personaggi in un contesto spazio-temporale limitato e ben definito. Le sue figure infatti appaiono sempre quali entità emergenti da uno spazio mai delimitato né caratterizzato da un qualcosa di decorativo o definito che fornisca all’osservatore alcun dato legato ad una realtà oggettiva. L’apparente “confuso e ambiguo allegorismo” che ad una prima superficiale lettura può apparire dai bassorilievi non è altro che una caratteristica fondamentale dell’artista, incapace di scadere nell’aneddotico e dunque costretto a riunire simultaneamente i contenuti su più livelli spazio/ temporali. Ogni bassorilievo, a ben guardare, tratta un insieme di tematiche tutte altamente simboliche e significanti, riunite in un’unica contemporaneità descrittiva. La prima impressione che balza agli occhi è il modo con cui Marino ha rivisitato i temi obbligati del concorso, epurandoli dalla retoricità e dalla fastosità del periodo per riallacciarsi all’iconografia artistica toscana in generale e pistoiese in particolare; egli inoltre, in questi lavori, non abbandona mai ostinatamente le sue tematiche principali quali la figura equestre, il nudo femminile e il ritratto. Marino in ogni pannello chiama in aiuto tutta la storia artistica della sua terra d’origine, rievocando e rielaborando i rilievi del pulpito di Giovanni Pisano nella Chiesa di Sant’Andrea, del pulpito di Guido da Como in San Bartolomeo, delle architravi di Gruamonte o del pulpito di Fra Guglielmo da Pisa realizzato per la Chiesa di San Giovanni Fuorcivitas. […]
Altre opere caratterizzanti dell’esposizione sono un raro bronzo del 1956 dal titolo Piccola composizione, le importanti tecniche miste degli anni ’40, ’50, ’60 e ’70 Giocolieri e cavalli, Cavallo e cavaliere, Due acrobati con un cavallo, Cavallo, Ribaltamento, Circo, nonché una serie di disegni inediti degli anni ’30 eseguiti durante l’ insegnamento presso la scuola di Villa Reale a Monza. Questi disegni, mai esposti prima d’ora fanno parte di interi quaderni di schizzi e appunti che Marino eseguiva, e delineano in maniera magistrale il suo percorso artistico e la sua evoluzione verso quei soggetti che diventeranno le icone indiscusse della sua arte: alcuni rappresentano infatti degli studi preparatori a quell’idea di Pomona, dea dei frutti e simbolo di vita, che si concretizzerà proprio in quegli anni.
Infine, sono in mostra alcune litografie e incisioni edite e stampate presso la Galleria Guastalla – Edizioni Graphis Arte, Livorno, a testimonianza dell’importante lavoro grafico cui Marino si è sempre dedicato.
Con questa mostra Marino torna idealmente a Livorno, città alla quale era molto legato, dove trascorreva l’estate con la famiglia e dove espose giovanissimo per la prima volta nel 1923 alla Galleria Bottega d’arte, e nel ’79 nella sua ultima mostra in vita presso la Galleria Guastalla. La mostra è realizzata con la collaborazione della Fondazione Marino Marini, Pistoia.
Fino al 17 luglio; tutti i giorni 10 – 13 / 16,30 – 20, escluso sabato pomeriggio e festivi

 

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