Italia News
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
IL LIETO FINE

Il racconto dei due fiorentini nelle celle inglesi

"Così la nostra gita a Londra è diventata un incubo". E' finalmente giunto all'epilogo l'incubo di Sandro e Marco Accorinti, in cella rispettivamente nelle prigioni di Bristole e Feltham. Marco: "Non cercherò più Alma"

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

famiglia accorinti Firenze, 23 maggio 2008 - Finalmente l’incubo è finito. Marco e Sandro Accorinti, in cella dal 26 aprile scorso per sospettato tentativo di rapimento di minore, sono tornati in libertà. Ieri mattina padre e figlio sono stati ricevuti in ambasciata a Londra, dall’ambasciatore Giancarlo Aragona, che ha dato loro il benvenuto davanti a un ristretto gruppo di giornalisti.
 

 

Come ci si sente fuori dal carcere?
"Molto meglio", risponde Sandro con una risata, dimostrando di aver imparato l’arte dell’understatement britannico. I due appaiono ancora piuttosto sconvolti, pur avendo già potuto godere di alcuni primi momenti di relax e di una lunga doccia nella camera d’albergo prenotata per loro dal consolato. Il console generale a Londra, David Morante, racconta: "Quando sono andato a prendere Marco, il ragazzo non parlava. Non ha detto una parola, proprio non ce la faceva. E stavo cominciando a preoccuparmi. Poi mi ha chiesto un caffè e ho capito che si stava sciogliendo".
 

 

Padre e figlio sono apparsi vestiti in abiti sportivi ma puliti, quelli con i quali erano arrivati quasi un mese fa per venire 'a conoscere Alma', la ragazzina di cui il diciassettenne Marco si era innamorato via Internet e per la quale è finito nei guai. Sandro e Marco ci tengono a ringraziare subito tutti: "Il consolato, l’ambasciata, i giornalisti, tutti quelli che ci sono stati vicini, perché quando si è in carcere queste cose sono importanti".  Sandro continua: "Abbiamo sentito subito il calore e l’appoggio di tutti e siamo sollevati di essere finalmente tornati liberi".

 


Il momento peggiore di questa esperienza?
"Dal primo all’ultimo, senza eccezioni - risponde Sandro -. Quando ci si trova in una situazione del genere vengono a mancare le cose più stupide, ma quelle proprio più sciocche, come la possibilità di fumare una sigaretta, oppure di fare una passeggiata per sgranchirsi le gambe. All’improvviso ci si ritrova a non poter più fare queste cose. Ed è pesante".

 

Come vi siete ritrovati in questa situazione?
"E’ stato tutto un malinteso - risponde Sandro -. Questa vicenda è nata da una normalissima telefonata tra due giovani di nazioni diverse. Il desiderio di Marco di conoscere di persona la ragazza, conosciuta su Internet, si è trasformato in un’occasione per una gita qui a Londra. E poi dalla gita ci siamo ritrovati in carcere".

 

E la polizia inglese?
"Ha avuto sempre un comportamento corretto", risponde Sandro, guardato a vista dai due legali inglesi, che sembrano aver suggerito la maggior parte delle risposte. "Insomma - continua l’operaio cinquantaquattrenne di Firenze - quando si finisce in carcere sapendo di non avere fatto nulla, si spera di uscirne presto. E dirò di più: forse in Italia i tempi sarebbero stati più lunghi".
 

 

Giriamo i riflettori su Marco, che ha ancora gli occhi sgranati che aveva in carcere.
Come hai resistito in cella tutto questo tempo?
"Devo ringraziare i cappellani di Feltham (la prigione, ndr), le suore e i preti, se sono riuscito a non impazzire. E’ stato davvero grazie a loro, che mi hanno aiutato nei momenti più difficili".

 

Di questa esperienza cosa ti rimarrà impresso?
"Ogni esperienza ha dei lati positivi - continua Marco, mentre Sandro annuisce - e forse a me è servita per capire che devo dare più peso ai consigli delle persone più anziane di me". 

 

Con la famiglia di Alma vi sentirete ancora?
"Per ora non credo proprio - risponde Marco -. Quando sono arrivato a Londra avevo preso un accordo con lei, perché volevo aiutarla a uscire da una brutta situazione famigliare. Adesso però ho imparato la lezione e non ho più intenzione di aiutare nessuno".

 

Chatterai ancora su Internet?

"No, per ora no. Me ne terrò ben lontano".                                                                         

 

I due hanno poi passato qualche ora in compagnia del console generale Morante, quindi si sono avviati verso l’aeroporto, per prendere il volo delle 19 che li avrebbe riportati a casa e tra le braccia di mamma Rosalba.

Deborah Bonetti

 

LA FOTO DEL GIORNO

GUarda Firenze 2008

'Guarda Firenze'
....bagnata

La pioggia battente ha scoraggiato un migliaio di iscritti dei 3700, ma dal punto di vista organizzativo la  gara podistica 'Guarda Firenze'  il suo successo comunque  l'ha avuto