Dall’inizio dell’anno ci sono stati sessanta incendi dolosi. A Francesco Nassi, 37 anni, arrestato in via Nullo dopo aver dato fuoco a una Bmw, la polizia ne ha contestati tre. Gli altri 57 sono in cerca d’autore. Il questore Francesco Tagliente è convinto che: "Il piromane è uno solo". "Ci sono diversi emulatori - ha agggiunto - persone cioè che hanno ripetuto le gesta dell’incendiario"
Firenze, 12 maggio 2008 - Dall’inizio dell’anno ci sono stati sessanta incendi dolosi. A Francesco Nassi, 37 anni, arrestato in via Nullo dopo aver dato fuoco a una Bmw, la polizia ne ha contestati tre. Gli altri 57 sono in cerca d’autore. Il questore Francesco Tagliente, che ieri ha fatto il punto insieme al dottor Fabio Pocek della Mobile, è convinto che: "Il piromane è uno solo". Ma ha poi aggiunto che: "Ci sono diversi emulatori, persone cioè che hanno ripetuto le gesta dell’incendiario".
E a conferma di questa ipotesi investigativa ci sarebbe un fatto poco tranquillinzante: durante la notte — proprio mentre Nassi era piantonato nel reparto di psichiatria a Santa Maria Nuova — cinque cassonetti sono stati incendiati a Grassina. Chi è stato?
La Squadra Mobile, ma anche i carabinieri, stanno ricostruendo minuziosamente la vita di Francesco Nassi. Da quando era bambino. Da quando il padre, volontario anticendio, lo portava qualche volta con se’. Da quando è entrato nel mondo della televisione. Prima come venditore di piscine, poi come 'capo claque' di un noto programma pomeridiano.
Ma le telecamere lo riprendono anche nel febbraio ’98 fra i clienti in fuga di un albergo vicino al Vaticano dove, per un incendio, scoppia il finimondo: in 20 si calano dalle finestre, 14 vengono ricoverati in ospedale. Anche quando si trova a Riccione scoppia un incendio nell’albergo dove alloggia. Anche a Firenze prende fuoco la palestra dove va a fare ginnastica. Ma del fuoco, lui, ha paura. Lo si vede nel filmato di cinque minuti che lo ha tradito e che è stato consegnato in questura dalla vigilanza. Nell’autolavaggio del viale Piombino ci sono due telecamere che sorvegliano l’ingresso, libero a tutti, e la zona dov’è parcheggiata una vettura.
La notte del 21 marzo una Saab entra nell’autolavaggio, con i fari accesi. Scende un uomo in tuta di acetato. Fruga, alla ricerca di qualcosa. "Secondo noi — dice il dottor Pocek, che si è confrontato con il capo della Mobile Filippo Ferri — cerca uno straccio per l’innesco, vicino alla colonnina per l’erogazione dei detersivi. Lo deve aver trovato subito dopo, fuori inquadratura".
La telecamera lo riprende ancora mentre si impadronisce di quattro stagne vuote da 15 litri. Ne prende due per volta e le sistema nel bagagliaio. Poi, nulla. Solo un bagliore improvviso. "E’ l’auto parcheggiata che va a fuoco", aggiunge Pocek. L’uomo della Saab torna indietro. "Come per vedere se l’incendio sia effettivamente partito". Controlla. Vede la luminosità che si irradia. Risale in auto e a marcia indietro si dilegua. Non si ferma a vedere il rogo. Quell’uomo, a volto scoperto, che ha paura del fuoco, per la polizia è Francesco Nassi.
Queste immagini hanno consentito di avviare indagini più mirate su uno dei dodici sospettati. Per fare più in fretta, sei erano nel mirino della polizia e sei in quello dei carabinieri.
Così, passo dopo passo, la Mobile ha ricostruito ben dieci telefonate che Nassi ha fatto al 112 (due), al 113 (tre) e al 115 (cinque) segnalando altrettanti falsi incendi. Secondo la ricostruzione, in ogni telefonata Nassi avrebbe fornito nome cognome, indirizzo e numero di telefono di persone esistenti alle quali, anche nel cuore della notte, ha fatto arrivare pompieri e polizia.
Secondo gli investigatori, tutte avevano avuto qualche discussione con lui, per un motivo o per l’altro. "Sono il tal dei tali, mi è scoppiato il televisore e le fiamme stanno incendiando la casa". Non c’era nessun motivo per non credergli. Così, forze dell’ordine e vigili del fuoco sono corsi a quegli indirizzi dove i padroni di casa sono cascati dalle nuvole.
Poche notti fa, durante una delle incursioni del piromane, Francesco Nassi è stato fermato per strada dalla polizia. Gli agenti lo hanno controllato. Non aveva nulla e lo hanno rilasciato. Solo una bomboletta per ricaricare i pneumatici, nel bagagliaio. Durante la perquisizione a casa sua, il giorno dell’arresto, di queste bombolette ne sono state sequestrate 25. Sono altamente infiammabili. Basta un accendino per far sprigionare la fiammata. "Questa tecnica l’hanno mostrata in un film", ha detto uno dei vigili del fuoco che ha partecipato all’indagine.
Nicola Coccia
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