Due interviste, una al sindaco Leonardo Domenici, l'altra la presidente della Provincia, Matteo Renzi, considerato tra i candidati alla successione in Palazzo Vecchio. Diversa concezione della politica e diverse opinioni di grandi scelte sui problemi della città: dal traffico alla sicurezza, dall'emergenza casa alle tasse alte e gli stipendi bassi
Firenze, 3 maggio 2008 - Siamo sempre molti cauti quando su queste colonne ci capita di parlare degli scenari della politica. Perché sappiamo che i lettori - se possibile con maggior impeto dopo l’ultimo voto - si appassionano poco alle alchimie di Palazzo. Presi più che altro dagli affanni quotidiani, che significano problemi irrisolti per la città: il traffico, la sicurezza, l’emergenza casa, le tasse alte e gli stipendi bassi.
Tuttavia, siccome molti degli affanni sono riconducibili, nel bene e nel male, a chi governa, crediamo sia giusto raccontare quello che si sta preparando e come si profila il percorso che fra un anno chiamerà i cittadini a essere protagonisti, quando dovrà essere cambiato l’inquilino di Palazzo Vecchio. Su La Nazione abbiamo ospitato due interviste, una al sindaco Leonardo Domenici, l’altra al presidente della Provincia, Matteo Renzi, considerato fra i candidati alla successione. Stesso partito - il Pd - diversa concezione della poltica e diverse opinioni sulle grandi scelte.
E’ stata comunque l’occasione per riportare al centro della discussione gli argomenti che occupano da decenni il dibattito e le cronache: il potenziamento dell’aeroporto (non solo dell’aerostazione), che soddisfi la grande richiesta internazionale di poter sbarcare direttamente a Firenze invece che a Pisa; la bretella Barberino-Incisa, che liberi Firenze dal passaggio di auto e camion; la stazione dell’alta velocità, che consenta di far fermare anche qui i treni superveloci Bologna-Roma.
Saranno gli stessi temi che alimenteranno la lunga campagna elettorale fino a giugno 2009. Sui quali le posizioni non sono affatto convergenti, soprattutto dentro il Pd. E l’attuazione di questo programma dipenderà anche da chi sarà candidato sindaco fra i democratici. Ipotesi ancora lontana, che dovrà sempre fare i conti con le consultazioni primarie. Se si votasse oggi, i due principali contendenti sarebbero Matteo Renzi e Daniela Lastri. Un giovane e una donna: proposte popolari di questi tempi. Che tuttavia non convincono - né l’uno, né l’altra - una congrua maggioranza del partito. Anche perché le provenienze sono diverse (Margherita e sinistra Ds) e da questo dipenderebbero scelte e atteggiamenti differenti verso le grandi strategie amministrative. E’ significativo che ieri l’Udc abbia fatto sapere di essere d’accordo con le idee di Renzi, su Peretola e Bretella. Segno che un inedito dialogo (e nuovi scenari) è possibile.
Se corresse Renzi (da alcuni considerato troppo giovane) verrebbero escluse le possibilità di Lapo Pistelli, che fino a qualche mese fa sembrava favorito e ora è stato gratificato (e appagato?) con un ruolo nazionale nella segretaria del Pd. Mentre l’ala Ds che considera Lastri troppo poco riformista, pensa ancora a un personaggio come Alessio Gramolati, sindacalista molto apprezzato, segretario regionale della Camera del lavoro ma con scarsa esperienza amministrativa. Chi non è condizionato dai limiti anagrafici e dall’appetito di discontinuità, non ha riposto le speranze di convincere Vannino Chiti, ex presidente della Regione, ex ministro, che resterebbe fuori dai quadri del Pd e dunque potrebbe rivedere il suo "no, grazie, ho già fatto il sindaco a Pistoia". Chiti piacerebbe ai vecchi Ds, ex Pci, che non si fidano dei margheritini in quanto tali, né tanto meno di Renzi.
Sembra invece un azzardo il nome di Achille Serra, già prefetto a Firenze, eletto alla Camera in Toscana: protagonista suggestivo nella partita sicurezza, seppure fra un anno le emergenze potrebbero cambiare.
Non sarà estranea alle scelte dei candidati, la consapevolezza, assai diffusa, che per la prima volta dopo molti anni, la conquista di Palazzo Vecchio non sia più solo una questione in famiglia (centrosinistra). Il sacco di Roma da parte del Pdl ha provocato un terremoto emotivo anche qui, per cui il centrodestra si è convinto di poter recitare una parte più significativa della semplice comparsata messa su negli ultimi anni. Se dovesse fare la voce grossa, con un candidato di rilievo, nel Pd scatterebbero i segnali d’allarme.
Dopo il successo nazionale, si parla con meno insistenza di una ipotesi Paolo Bonaiuti, il portavoce di Berlusconi che farà il ministro e non sarà verosimilmente interessato a una battaglia fiorentina. Salgono invece le quotazioni del giovane Gabriele Toccafondi, che proprio il fresco coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, ha voluto in lista per la Camera, assicurandogli il posto di parlamentare e una buona dose di fiducia politica. Toccafondi sarebbe visto di buon occhio anche dalla componente di An, che prima delle elezioni aveva fatto sapere di essere pronta a candidare Riccardo Migliori. Se dovesse cambiare rotta, potrebbe proporre Gaia Checcucci come vicesindaco di Toccafondi.
Queste le principali manovre. Che tuttavia rischiano di non completare la griglia di partenza. Perché le voci che proprio La Nazione aveva anticipato qualche mese fa sulla nascita di una lista civica, sono confermate dagli incontri decisivi che si svolgono in questi giorni. Si tratterebbe di un gruppo di esponenti della società civile, soprattutto imprenditori: stanno lavorando alla ricerca di un nome di prstigio, espressione di una parte della città, che non si sente rappresentata dai due maggiori partiti. Il buon fine dell’iniziativa dipende anche da cosa succederà dentro Pd e Pdl. Dalle candidature e dal programma che sapranno garantire. Entro l’autunno i giochi saranno fatti.
Marcello Mancini
Il maestro Zubin Metha (nella foto), insieme alla tromba solista Andrea dell'Ira e ai 'Solisti Fiorentini', si esibirà lunedì 5 maggio alle ore 20,30 nella basilica di Santo Spirito. Il concerto, a favore della Fondazione Italiana leniterapia, prevede musiche di Haydn