Firenze, 3 maggio 2008 - CARA NAZIONE, ho letto nei giorni scorsi un vostro reportage dalle isole dell’arcipelago toscano. Mi sembra di aver capito che è quasi impossibile accedere a queste isole: a Capraia si va solo a piedi, da Montecristo si deve stare lontani almeno due miglia, è possibile visitare Pianosa solo con la guida, alla Gorgona è possibile fare i turisti solo accordandosi con la direzione del carcere, altre limitazioni a Giannutri, mentre all’isola d’Elba e al Giglio, a pochi chilometri di distanza, e nello stesso mare nessuna area marina proibita, turisti a volontà. A me sembra che tutto questo non sia giusto per il corretto sviluppo di quelle aree e per la fruizione generale dell’ambiente dal punto di vista turistico. E’ corretto tutelare l’ambiente ed evitare uno sfruttamento massiccio di un mare unico ma è altrettanto sbagliato continuare con tutti questi divieti che mortificano il territorio e non servono a niente. Oltre a nutrire forti dubbi sulla legittimità di orari, accessi limitati, zone a numero chiuso e altre strane interdizioni che forse esulano dall’interesse pubblico.
Sergio F., Pisa
RISPONDE IL VICEDIRETTORE DE 'LA NAZIONE', MAURO AVELLINI
SECONDO la Costituzione ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, fatti salvi i casi in cui motivi sanitari o legati alla sicurezza richiedano particolari limitazioni. E’ il caso di alcune delle isole toscane dove, almeno fino a poco tempo fa, insistevano ben due carceri. Una scelta impegnativa per una striscia di mare diventata 'off limits' e che ha aggiunto nel tempo anche divieti derivanti da una logica ambientalista 'a macchia di leopardo' che ha premiato questa o quella amministrazione, questa o quella cooperativa, questa o quella agenzia. Giusto il 'numero chiuso' ma occorre garantire a tutti la possibilità di raggiungere le isole. Il panorama è cultura: sarebbe giusto vietare gli Uffizi o consentire solo visite guidate?
Risponde il vicedirettore de 'La Nazione', Mauro Avellini