Il Pd sfiora il 50 per cento ma anche il Pdl conquista un risultato storico superando nettamente il tetto del 30 per cento. In frenata invece l'Udc che arriva a malapena al 4 per cento contro il 7 per cento delle precedenti elezioni. Crollo dell'alleanza Bertinotti Diliberto
Firenze, 15 aprile 2008 - Se è vero che il voto politico è ben diverso da quello amministrativo - non ne riveste, cioè, le motivazioni immediate e vicine alla quotidianità - tuttavia non si possono non leggere i risultati di ieri, ingranditi con la lente di ciò che è successo a Firenze negli ultimi anni. Partiamo dall’inizio. Dalle cifre.
Il primo dato incontrovertibile riguarda il Partito democratico, che strappa un successo straordinario nel quale Palazzo Vecchio trova il conforto delle sue scelte politiche e amministrative. Il Pd sfiora il 50 per cento, eppure - ed è il secondo dato da considerare - può festeggiare anche il Pdl, che conquista un risultato storico, superando nettamente il tetto del 30: con l’apporto della Lega (in città ha raddoppiato i consensi, prenderà un deputato) incoraggia la convinzione che la battaglia di Firenze sia una sfida per la quale impegnarsi con serietà. Nel contesto del centrodestra vanno poi considerati altri due risultati da analizzare: la frenata dell’Udc, che nel 2006 era salito quasi al 7 per cento e oggi ha superato a malapena il quattro, forse cedendo la differenza al Pdl; il 2 per cento che è riuscita a prendere La Destra di Daniela Santanchè. Non consentono di coltivare progetti di vittoria, però consegnano al fronte anti Pd un patrimonio da far fruttare. Del resto la Sinistra Arcobaleno è ormai costretta a cercare fra le sue macerie una identità da spendere a breve scadenza. Il crollo dell’alleanza che era nata intorno a Bertinotti e Diliberto, consegna al Partito democratico una forza tale da consentirgli di scegliere da solo le prossime strategie e il prossimo candidato sindaco per Palazzo Vecchio. E’ una forza numerica e politica. Perché è difficile distinguere la resa della Sinistra dal comportamento intransigente verso le scelte recenti dell’amministrazione: le barricate per le privatizzazioni e le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, a cominciare dalla gestione dell’acqua; gli ostacoli nei confronti della finanza di progetto; le posizione fortemente critica verso decisioni considerate poco di sinistra, come quelle sui lavavetri e sui mendicanti.
Probabilmente non sarà estraneo alla débacle, il mini-drenaggio di voti che può aver provocato la presenza di Pardi e degli ex girotondi insieme a Di Pietro (altro dato senza precedenti: l’Italia dei valori ha quadruplicato i consensi di due anni fa). E non è escluso che in quel 4 per cento di astensionisti e in quel (preoccupante) 2 per cento di schede nulle vi sia un po’ di sinistra delusa, insieme a quella quota fisiologica di antipolitica. Fatto sta che ora il Pd può fare da solo a Palazzo Vecchio e il sindaco Domenici potrà orgogliosamente vantare una legittimazione popolare a sostegno delle ultime denunce contro la sinistra massimalista. Il nuovo problema, per lui, non sarà più rosso, ma azzurro: manterranno Paolo Bonaiuti e Denis Verdini le minacciose promesse di bloccare la tramvia? Che fine farà la loggia di Isozaki se Bonaiuti dovesse diventare ministro della cultura? E ci sarà davvero un presente per la legge speciale? Chissà se sarà più duro questo braccio di ferro o quello che dovrà affrontare Claudio Martini: qualche mese fa ha imbarcato Rifondazione comunista nella giunta regionale e si troverà ad avere una palla al piede ancora più pesante. Quando si dice il tempismo.
Marcello Mancini
Uno spettacolo essenziale che arriva a colpire il cuore del pubblico e il cuore della canzone d'autore. Carmen Consoli sarà protagonista venerdì 18 alle 20,45 al Teatro Verdi con 'Anello Mancante', una seducente performance in cui la cantautrice si presenta solamente con voce e chitarra acustica