Ha occupato 'senza titolo' una casa del Comune ed è pronta a resistere a oltranza perchè, sfrattata, è senza lavoro e con due figli piccoli di 17 e 2 anni. La protesta di una 41enne. "E' da sette anni che ho fatto domanda per la casa e in graduatoria sono al 2700° posto"
Firenze, 10 aprile 2008 - "Venga su, faccia presto, devo chiudere la porta, altrimenti arrivano quelli". Quelli: i vigili urbani. Dovrebbero liberare un appartamento occupato ‘senza titolo’ in via dell’Osteria 26. "Ma io da qui non mi muovo, mi hanno fatta sloggiare, poi sono rientrata: dovrei dormire sotto un ponte coi miei due figli? No, è da sette anni che ho fatto domanda per la casa e in graduatoria sono al 2700° posto".
Monica Tartagli ha 41 anni e problemi da far tremare i polsi. Brutta la vita quando non hai più un lavoro dopo averlo perduto per seguire i figli; quando non ti rinnovano il sussidio sociale di 150 euro mensili per un figlio, quando ex marito e un altro ex convivente passano gli alimenti se, come e quando possono. Quando, sfrattata, ti ritrovi senza casa e sei costretta ad occuparne una, commettendo reato, pur di dare riparo a due figli di 17 e di 2 anni e mezzo perché l’alternativa è non avere alternativa.
"Finché ho lavorato, ho tirato avanti. Ero dipendente di un’impresa di pulizie prendevo 900 euro al mese: se ne andavano tutti in affitto e spese. Mi hanno licenziata dicendo che le mie esigenze non erano compatibili con i loro orari perché dovevo anche stare dietro al più piccolo. Non ho più potuto pagare l’affitto e ho avuto lo sfratto da via Corelli. E allora mi sono decisa a venire qui, a occupare questa casa al primo piano, libera da dicembre". La paura scatena la rabbia: "Danno le case agli zingari. In via della Sala, ci sono appartamenti nuovi: ci infilano solo loro. Non è giusto". Cita episodi che, se veri, basterebbero a far aprire un’inchiesta. "Una donna ha una casa del Comune, qui vicino, ma è andata a vivere col suo uomo e tiene chiusa la casa da due anni. Un’altra possiede un appartamento, preso tramite prestanome. Ottenuto anche l’alloggio dal Comune, lo tiene vuoto per darlo ai figli quando saranno grandi".
Lei, il piccolo e la figlia più grande ("Ho smesso di andare a scuola per cercare un lavoro, ne avevo trovato uno, è durato 4 mesi") hanno occupato a fine marzo. "Ho sfondato il vetro della finestra - racconta Monica - e siamo entrati. Martedì scorso ci hanno fatti uscire, ma domenica siamo rientrati». Possibile che nessuno l’abbia aiutata? "Un’assistente sociale, la signora Sarti, seguiva la mia vicenda, Faceva la domanda per farmi assegnare il sussidio di 150 euro. E’ andata via e nessun altro fa la richiesta per cui non percepisco più quei soldi. Ho cercato di contattare la responsabile e le sue colleghe, ma non mi riesce avere considerazione".
Racconta la signora di aver avuto una sola sistemazione "al centro di accoglienza di Rovezzano, un ex asilo: una stanza con tre materassi sporchi, tre lettini e una seggiolina, senza armadietti. Un posto lurido, alle 22 spengono le luci, tutti dentro perché non si può più entrare. Valgo questo dopo aver presentato domanda per la casa quasi otto anni fa?"
Giovanni Spano
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